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La vita del pastore in Val Venina
La Val Venina è un'ampia conca erbosa che si estende fra la diga di Venina, a 1800 metri di altezza, lambisce il versante ovest del massiccio del Brandàal, arriva ai piedi del Passo Venina, dove a quota 2200 si trovano ancora i resti delle antiche Miniere del ferro, risale a ovest le pendici dello Scultadòor e di tutto il crinale che divide il comune di Piateda da quello di Albosaggia, che è erboso fino alle cime di 2500 metri. Un'estensione prativa immensa, che potrebbe ospitare centinaia di capi bovini e caprini. L'alpeggio infatti sarebbe strutturato in diverse parti: la Cascina Vecchia, che sorge nei pressi della diga, la Cascina Nuova, un paio di chilometri più a Sud a quota 2017, la casera di Sulghera, a quota 2200, che sfrutta i pascoli alti del versante ovest. Vi si trovano inoltre i resti di numerosi "barec" (uno appena sotto il Passo Scultadòor, a circa 2250 metri, numerosi altri presso la Cascina Nuova e presso la Sulghera per tutta la sponda ovest, e una grande stalla, la "Baita dei maghi", a metà percorso fra la Cascina Vecchia e la Cascina Nuova. Sono segni di una grande attività pastorizia nei secoli passati, che ora viene sfruttata sì e no al 10 - 15% delle sue potenzialità. Un pastore quest'anno ha caricato l'alpeggio con una sessantina di capi di bestiame, e siamo andati a visitarlo, documentando la sua attività. E' ben attrezzato e organizzato, ma purtroppo è spesso solo e la giornata è davvero piena anche soltanto evadere la routine di alpeggio (mungitura mattutina, prima lavorazione del latte, pranzo, piccoli lavori di manutenzione fino alla mungitura serale). Mungere da soli una quarantina di vacche non è da poco e, mal di braccia a parte, comporta ore di lavoro continuo (anche solo 5 minuti per capo...). Il prossimo anno, mi assicura il pastore, si doterà di una mungitrice che può azionare con il motore del trattore che ha fatto portare in alpeggio con l'elicottero, ma per quest'anno è andata così... La caseazione comporta anch'essa tempi lunghi e le giornate volano con ritmi di lavoro di 10 / 12 ore giornaliere. Ritmi che può sostenere un robusto signore come il nostro "Cèrec", così è il nome storico del suo clan, ma fino a quando? La visita all'alpeggio di Venina ci pone quindi innanzi, nella sua drammatica urgenza, il problema di non lasciar morire questa attività, e anzi di darle nuova vita, perché è la miglior cura per il nostro territorio montano.
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