Nel ventre della terra


 

 

 

 

Resti di miniere se ne trovano un po' ovunque sulle Orobie.   Nel territorio di Piateda se ne trovano sotto il P.so della Scaletta, sotto il Muntiröl, lungo le pendici del Brandàal, in Val Venina, dove si trova pure un sito di archeologia industriale, un interessante "forno" e miniere a cielo aperto.

Interessante però il fatto che le miniere vere e proprie si trovavano, nel caso del Passo della Scaletta, sull'altro versante della montagna, in Valle Seriana, appena 100 metri sotto il Passo.  Prima di arrivare al Rifugio Baroni si vede poi, sulle pendici del Mottolone, a quota 2300 circa, l'apertura di un'altra miniera, con resti di baracche (questa seconda però, ci è stato detto, è allagata e impraticabile.  Una terza miniera si trova sul sentiero che dal Rifugio Baroni porta a valle.

Il materiale veniva estratto a volte su un versante e portato sull'altro versante della montagna per essere lavorato, come ancora si conserva memoria in alcuni toponimi (Boffetto, Fusine, ad esempio).  Nel caso della Miniera del P.so Scaletta, il materiale veniva portato, attraverso il vicino passo (che era appunto attrezzato con una scala di legno), fino a una stazione di muli, della quale esistono ancora i ruderi di un baraccamento, quindi caricato e trasportato dai muli a Vedèl, per essere lavorato.  Questo fino alla metà dell'800.  Successivamente il materiale, da queste montagne, veniva inviato  in Valle Seriana, portato fino a Fiumenero e lavorato sul posto, nei paesini della valle (un interessante Museo etnografico ad Ardesio, narra questi aspetti della vita locale - e peraltro esistono ancora persone che proprio nelle miniere che abbiamo visitato, hanno passato alcuni anni della giovinezza.

L'imbocco della miniera da noi visitata, si diceva, è circa un centinaio di metri sotto il P.so della Scaletta e vi si accede da un'ampia fenditura nella roccia.  Intorno si trovano baraccamenti (che iniziano sin dal passo) che costituivano il piccolo "villaggio" minerario a 2400 metri di quota.  Il luogo è molto pericoloso, perché il percorso dentro la montagna per un buon tratto non poggia sulla roccia, ma su specie di ponteggi in legno di castagno, che sorreggono uno strato di terra, e dove i minatori passavano.  Ora il legname, sempre fradicio, in parte è marcito e si sono create delle voragini molto profonde (abbiamo buttato un sasso per stimare la profondità di questi buchi nel vuoto: è ruzzolato lungo la roccia sottostante per circa 15 secondi: ben oltre 50 metri a nostro avviso.  perciò se qualcuno vi cade dentro, non vi sono speranze di recuperarlo.  L'esplorazione è quindi stata fatta in sicurezza, con imbragatura e corda.  Purtroppo avevamo a disposizione soltanto una torcia, certo potente ma di breve durata (le batterie al piombo, per effetto dell'umidità, dopo 15 minuti hanno cominciato a perdere di potenza).  Il luogo è così buio che la macchina fotografica non riusciva a mettere a fuoco i soggetti (anche a causa della fittissima nebbia o umidità che circola nell'ambiente, che impedisce parzialmente la luce del flash e crea strani effetti "grafici" anziché fotografici), confondendo contorni e profondità spaziali.  A volte si inquadrava nel mirino della macchina fotografica "qualcosa", senza sapere esattamente cosa, e il flash illuminava quello che capitava...

Abbiamo girato anche un filmato, che sarà montato quest'inverno.

 

Il problema che vogliamo sollevare è questo: le miniere sono pericolose.  Che fare?

a)  Chiuderle significa brutalizzare la storia di questi luoghi: una pura follia (sono già state chiuse ma qualcuno, a nostro avviso saggiamente, ne ha rimosso la chiusura);

b)   Lasciarle così sono un pericolo potenziale per la vita di possibili (incoscienti) visitatori (incoscienti se non prendono le adeguate precauzioni, come noi abbiamo fatto).

Per quanto possiamo dire, le miniere hanno un fascino indiscutibile e a nostro avviso andrebbero messe in sicurezza invece, e valorizzate.  Ma non vogliamo suggerire soluzioni che non sono di nostra competenza, soltanto vogliamo far affiorare un problema concreto che si pone e che deve essere risolto in modo creativo, ossia valorizzando questi luoghi, creando un circolo virtuoso per cui la loro sopravvivenza diventa una cosa utile per tutti.