| La flora orobica di Elvia Materietti
Un ciliegio e un pesco a Vermaglio (Piateda) - Foto Amonini
Nel parco delle Orobie è possibile ammirare una flora spontanea molto diversificata a seconda delle altitudini. Partendo dalle zone più basse, è possibile trovare castagni, noci, noccioli, betulle che popolano i boschi di questa zona. Man mano che ci si alza, la vegetazione diventa più fitta, e iniziano le estensioni di conifere (abeti, pini silvestri e larici). Piante amanti delle temperature rigide, ben si addicono a queste zone, infatti le conifere riescono a crescere bene in ambienti inospitali, freddi e ventosi o con terreno molto povero. Le caratteristiche foglie sono adatte a perdere il minor quantitativo di acqua possibile. Non raro è infatti trovare una pianta di questa famiglia nel mezzo di terreno sassoso nella piana di Agneda o tra i sassi sulle rive del torrente Serio in Armisola.
Rododendro - Foto Lucini
Il pino silvestre è una pianta sempreverde, con foglie ad ago e, sia queste che il legno sono ricche di sostanze resinose che conferiscono alle piante un caratteristico odore molto gradevole. Anche l'abete rosso ha le stesse caratteristiche del pino, e sui suoi rami crescono delle pigne a forma di cono che, maturando passano dalla posizione eretta di colore rosso alla posizione pendente, assumendo un colore bruno. A fine maturazione, le squame delle pigne si aprono e lasciano cadere a terra i semi. A differenza di queste due conifere, il larice perde gli aghi nel corso dell'inverno rimanendo completamente spoglio. Cresce ad altitudini (tra i 1000 e i 2000 /2200 metri slm), ama la luce abbondante e le temperature rigide. Altra conifera assai diffusa nelle Alpi è il ginepro. A differenza delle altre conifere, i suoi frutti sono tondeggianti e carnosi, confondibili con delle bacche, e utilizzate quando sono mature nella distillazione del gin.
Nel corso delle varie escursioni, è possibile unire l'utile al dilettevole raccogliendo frutti selvatici molto conosciuti ed apprezzati da tutti: mirtilli, fragoline di bosco, more e lamponi.
Fragole di bosco - Foto Amonini
Questi arbusti crescono spontaneamente e in grandi quantità, e i loro frutti possono essere utilizzati anche per la preparazione casalinga di grappe e liquori. Si raccomanda però di non rompere le piantine durante la raccolta, in quanto si potrebbe rovinarne la crescita per la stagione successiva. Molti infatti raccolgono i mirtilli con un attrezzo, detto pettine (proibito dai regolamenti), che compromette la salute della pianta e riduce i mirtilleti a estensioni di sterili arbusti malaticci.
Non si può, a questo punto, non fare un piccolo accenno ai fiori spontanei che è possibile trovare sulle Alpi; infatti, con i primi disgeli alle basse quote si trovano un'infinità di crochi, piccoli fiori bianchi alti pochi centimetri che sbucano timidamente dal terreno all'inizio della primavera.
Bella fioritura primaverile in località Maroca (Piateda) - Foto Amonini
E in sua compagnia si trovano le genziane, di colore blu intenso. Altri fiori molto diffusi sono il semprevivo (si trova sopratutto sulle rocce o sui prati degli alpeggi), il botton d'oro, l'anemone alpina, la sassifraga, l'astragalo, l'achillea. Un particolare accenno va fatto al rododendro, che nel massimo della sua fioritura (fine di giugno - inizi di luglio) alle alte quote colora il paesaggio alpino.
Rododendro in fioritura (Foto Materietti)
La flora alpina tipica è, nel Parco delle Orobie, severamente protetta: le infrazioni vengono multate in modo molto severo dalle guardie ecologiche. Nel sottobosco, tra gli aghi di pino o in mezzo al muschio è possibile trovare una varietà indescrivibile di funghi, dai commestibili funghi porcini e finferli (gallinacci o giallini), ai tossici Boletus Satana. Si raccomanda pertanto la raccolta ai soli veri intenditori o comunque di far controllare la raccolta all'unità micologica istituita presso l'ASL di Sondrio (tel. 0342.521.111). Questi frutti della natura amano i terreni umidi e si possono trovare nel periodo giugno - settembre.
Raccolto di funghi porcini (Foto Materietti)...
... e anche il nostro fotografo del sito, Marino Amonini, qualche volta ha una fortuna sfacciata...
Vi sono inoltre, proprio nella zona delle Orobie di Piateda, alcune specie endemiche che crescono soltanto qui e in nessuna altra parte del mondo. La Sangiosorba Dodecandra, che la gente di qui considera un'erba banale, ma cresce soltanto sulle Orobie di Piateda e alcuni comuni limitrofi.
Diverso invece il discorso per la Viola Comollia, anch'essa una specie che cresce sulle Morene della Val Caròn e poco oltre. L'abbiamo messa sulla Home Page, proprio per la sua bellezza così semplice e fragile, e anche perché cresce solo in queste zone.
La Viola Comollia - Foto Amonini
Il Rododendro Albino, è stato trovato in anche in Val Caròn, oltre che in pochissime zone della Valtellina (infatti, quando i nostri contadini seppero della grande scoperta del Rododendro Albino avvenuta in quest'altra parte delle Alpi, crollarono il capo e ci risero su di gusto, alla faccia dei media, pensando al "rododendru smort", il rododendro "smorto", che sapevano essere raro ma non così raro da necessitare addirittura di una "scoperta" a suon di articoli scientifici o tali all'apparenza. Vale a dire che, se una cosa la vede un botanico diventa una "scoperta", se invece è usuale per il contadino, è solo un "rododendro smorto").
Rododendro albino - Foto Amonini
Altre specie non comuni, ma che indicano anche un'assoluta purezza del territorio dal punto di vista ecologico, sono il giglio Martigone (se ne trova in grande quantità lungo la diga del Venina in giugno), il Mezzereo Fior di Stecco, la conosciutissima, appunto perché rara, Stella Alpina.
La Stella Alpina, il Giglio Martigone e il Fiordistecco - Foto Amonini
Ma anche altre belle specie floristiche, peraltro protette, sono comuni sulle nostre montagne, come il Semprevivo, un fiorellino gracile che cresce su rocce aride, o il cirsio spinoso, abbastanza comune nei pascoli alti.
Il Semprevivo e il Cirsio Spinoso - Foto Amonini
L'abbondanza di fiori è tipico delle Orobie e determina non soltanto una astratta quando gradevole bellezza del paesaggio, ma anche una qualità organolettica del latte e dei latticini che sono particolarissime. Una prelibatezza delle Orobie, nel mese di luglio in alpeggio, è un buon bicchiere di latte. Non di panna, perché c'è il rischio di non rimettersi dall'emozione di un piacere così fine. I latticini e il burro d'alpe, pertanto, vanno a ruba presso i residenti, pur a prezzo ragguardevole perché, tra le altre garanzie (prima di tutto quella ecologica), il loro sapore è davvero unico.
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