L'Adda, risorsa e pena

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Adda è un grande amico per tutti i valtellinesi.  E' un bel fiume, dai magnifici colori specialmente in autunno.  E' un fiume che segna con la sua presenza la storia della Valtellina, le distanze e gli incontri fra le sue genti, la sua economia, le sue vicende politiche.  Sulle sue rive si sono sviluppati prati, campi, vigneti, parchi naturali come quello dei Bordighi a Faedo-Albosaggia, tranquilli itinerari da fare in bicicletta o passeggiando a piedi, da Tirano al Lago di Como, si può dire.  Al centro Valle, lungo le sue sponde, è stato allestito un importante sentiero ciclabile che consente pedalate di diecine di chilometri.  Oggi l'Adda scorre fra argini molto robusti, costruiti in gran parte dopo l'alluvione del 1987.  Prima di allora gli argini erano più dimessi e qualcosa del genere si può ancora vedere nei pressi del ponte della Streppona a Piateda. 

Prati e vigne, prima del 1987, scendevano quasi fino alle sue rive anche al piano e l'argine non era che un continuo muro di pietre (tolte dai campi bonificati e ammassate sulla riva), sormontato da un groviglio di more (chi scrive ricorda tante di quelle scorpacciate di more...). 

L'Adda formava anche alcuni isolotti - dei quali abbiamo ancora alcune foto- folti di vegetazione (pioppi, salici, robinie, ontani), che periodicamente venivano diradati per far legna.  Dopo l'ultima alluvione le isole furono letteralmente dragate, con una spesa enorme quanto inutile, visto che ora stanno ricomparendo - e, soggiungiamo con una certa voglia di polemica, decisa da chi di fiumi non capisce molto, se li confonde con i canali, magari irregimentati in argini di cemento.  Il fiume infatti è una creatura viva ed ha bisogno di essere capito, come un uomo o un animale, ed ha bisogno di essere assecondato, per quanto possibile, nei suoi movimenti.  Casomai, a volte, sono proprio le decisioni avventate dell'uomo a renderlo pericoloso.  L'Adda scorre, in alcune zone, con una pendenza non regolare, ed è ovvio che dove il terreno è poco in pendenza i detriti si depositino - e infatti, prima che l'uomo intervenisse con la creazione di mastodontici argini, l'Adda cambiava continuamente corso come se il piano fosse cosa sua: lo attesta il bel ponte, forse di origine tardo-romana, oggi in mezzo ai prati, che ancora si può vedere a Villa di Tirano in loc. Stazzona, poco prima di Tirano.  A Piateda ad esempio, tolti i due isolotti, ci fu l'invasione dei merli e delle diverse specie di uccelli che fra quelle fronde nidificavano (si può notare, in queste foto del 1986, un nido fra le fronde più alte di una robinia). 

L'Adda è dunque una risorsa per tutti, per il contadino, per chi ama andare in bicicletta o a cavallo sulle sue sponde, per chi ama la tranquillità e il silenzio.

Ma nonostante la sua apparenza bucolica e paciosa, con l'Adda non si scherza.  Ed ecco che, periodicamente nella storia, l'Adda fu il protagonista di memorabili inondazioni, l'ultima quella del 1987, e prima ancora quella del 1960, sicuramente meno dannosa di quest'ultima.  Perciò, quando il fiume si gonfia, le nostre fronti si aggrottano e si ritorna sempre alla memoria di quei disastri, anche se non fu l'Adda, spesso, a provocare i peggiori disastri, ma altri suoi affluenti che scendono ripidi dalle Orobie e dalle Retiche.

Il valtellinese è abituato a convivere con tutto questo, anche se non significa sottovalutarlo (ma, anzi, sviluppare una cultura del pericolo e della prevenzione, che purtroppo non viene mai sufficientemente praticata).

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