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Gli invasi
La fame di energia della grande industria milanese portò, nei primi decenni del secolo scorso e fino agli anni '60, alla costruzione di invasi per l'imbrigliamento delle acque e lo sfruttamento nelle centrali idroelettriche. La montagna inoltre, è percorsa da innumerevoli cunicoli e gallerie che raccolgono le acque di torrenti e torrentelli, e le fanno confluire ai bacini e alle dighe. Nulla deve andare perduto e, più si procede nel tempo, questa fame di energia aumenta. Abbiamo ancora le fotografie delle due località più interessate dal punto di vista paesaggistico, dalla costruzione di invasi: Scàes e Venina. Dell'ambiente naturale di Venina rimpiangiamo soprattutto una bella cascata, che si vede nella fotografia seguente, che doveva essere alta poco meno di una cinquantina di metri, e che purtroppo soltanto i nostri vecchi possono ricordare.
La cascata naturale del Venina, sacrificata alla diga.
Il lago naturale della Val Venina, ora cancellato dall'invaso
Il paesaggio della Val Venina doveva essere sicuramente unico, con quella cascata e il soprastante lago naturale, ora assorbito nell'invaso. Per Scàes invece, l'evento è stato ancora più traumatico. L'alpeggio di Scàes era, stando alle fotografie rimaste, una chicca paesaggistica vegliata dal P.zo del Salto (il fotografo e alpinista famoso, prof. Corti, ci ha lasciato di Scàes delle immagini davvero eccezionali)
con un bell'alpeggio situato su tratto quasi pianeggiante attraversato dal torrente Caron, allora impetuoso (e che lo dicono anche le "Marmitte dei Giganti" che si vedono al Ponte della Padella), ma anche le foto dell'epoca).
L'alpeggio di Scàes prima della costruzione della diga. Il cerchio rosso indica il Rifugio Messa
Foto scattata nel maggio 2002, durante una secca. Si nota dal centro verso destra, l'enorme massa di detriti che il Caron ha portato a Scàes nell'estate del 1987.
Non è per fare i "laudatores temporibus illis", ma è evidente che la costruzione delle dighe ha causato un evidente sfregio al paesaggio, sfregio che, peraltro, ormai è stato anche assorbito ed è così che si fotografa la diga di Scàes con la Val Vedèl sullo sfondo, anche se si tratta di un "lago falso". E. d'altra parte, era impensabile soltanto 40 anni or sono che queste zone sarebbero diventate importanti anche dal punto di vista escursionistico. Ai nostri vecchi è sembrato quindi un buon affare lasciar costruire le dighe (e come avrebbero potuto "impedirlo"?) in cambio di qualche paga da operaio o da minatore, silicosi in aggiunta.
Lago di Scàes e P.zo del Salto - Foto Lucini
Anche qui, così è stato ed è ormai inutile recriminare: ma almeno accogliere l'insegnamento che da tutto questo ci può venire ed evitare altri errori per il futuro. Insomma, non è andata poi neanche malaccio, se si pensa che l'alluvione del 1987 avrebbe forse spazzato via l'antico alpeggio di Scàes: la massa di detriti che il Caron ha portato dalle vedrette appare infatti, nella foto scattata a maggio del 2002, pericolosamente sbilanciata verso il luogo in cui si trovava l'alpeggio. |