La casa di montagna


  

  

  

  

  

Foto Redaelli

 

Le case dei paesini più antichi, anticamente dovevano essere, per la maggior parte, in legno.  Lo si deduce dal fatto che, pur in presenza di insediamenti antropici antichissimi (che formavano ad esempio il feudo dei Duchi D'Ambria), quasi tutte le case di pietra sono di fattura abbastanza recente, non prima del XIX secolo.  Fanno eccezione i complessi religiosi e le case dei prevosti e dei signori locali, ma anche queste non prima del XVI secolo.

 

Foto Lucini

 

Le maggior parte delle costruzioni più antiche, sono risalenti all'età postnapoleonica.  Prima di allora ben poche erano le abitazioni in pianura: se si fa eccezione per i grandi centri come Morbegno.  E' infatti databile a quegli anni la fine della bonifica del fondovalle ancora in balìa dell'Adda privo di argini, e caratterizzato dalla presenza di stagni e acquitrini.

La presenza di ampi spazi recuperati alla coltivazione di foraggio, ha probabilmente indotto i contadini a stabilirsi al piano, più vicini agli importanti centri di Sondrio e Morbegno.

Le case più antiche avevano probabilmente un basamento in pietra, a volte seminterrato, che ospitava la stalla per le bestie.  Sopra la volta era collocata  una struttura lignea, molto robusta, con un unico locale o un locale diviso in spazi più piccoli, adibiti a cucina-soggiorno e camere da letto.  Oppure l'intero spazio era adibito a fienile, comodo anche per governare le bestie.  La  soffitta era in genere aperta, il tetto collocato sui muri portanti e un grosso legno in corrispondenza della colma, le aperture chiuse con la legna da bruciare durante l'inverno.  Esempi di queste strutture sono tutt'ora visibili.

Nel 1800 però si iniziò a costruire case interamente in pietra.  A pian terreno era in genere collocata la cucina, con il camino, il paiolo, il secchio per l'acqua potabile, la madia, gli utensili da cucina (quasi tutti in legno), un tavolo e delle panche o degli sgabelli.  

 

Arco di sostegno sopra la  porta di una casa antica  a Castellaccio.  Il trave è in legno di castagno

Foto Lucini

 

Le vivande venivano conservate in scrigni di legno, per sottrarle alla voracità dei topi.  Le stufe, quando c'erano in alternativa al camino (fublàa), erano costituite da strutture in muratura, di materiale refrattario, collegate con tubi a uno sfogo esterno.  In seguito si introdussero le stufe di ghisa e poi le stufe cosiddette "cucina-economica", ancor oggi usate, sulle quali è possibile anche cucinare il cibo.  Un soffitto fatto di tavole e tonchi di legno la divideva dalle camere da letto, cui si accedeva con scale di legno o in muratura, quasi mai interne, ma esterne.  Ampie terrazze in legno servivano ai collegamenti fra i diversi locali soprastanti e venivano usate anche per stendere i panni, deporvi le fascine di viticci e legna fine per accendere il fuoco, a volte per essiccare quello che c'era da essiccare per l'inverno.  I letti consistevano a volte in pagliericci imbottiti di foglie di granoturco (erano sconosciuti i materassi), con lenzuola di canapa e coperte tessute in casa. Nelle camere erano posti anche dei bauli per conservare i vestiti lontani dai topi.  Lo spiovente del tetto, molto ampio, copriva le terrazze esterne e nello stesso tempo riparava i muri dalla pioggia.  Nelle abitazioni a bassa quota, il tutto era corredato a volte da un pergolato di uva (uva americana o clinto, ma anche uva per vinificazione), all'entrata, che garantiva il fresco e l'ombra in estate.

 

Foto Redaelli

 

Nelle abitazioni più primitive, senza piani alti e negli alpeggi, non esistevano stufe ma il focolare, a struttura semicircolare aperta, con un'enorme puleggia (puléna) che poteva sostenere il peso della caldèra per la lavorazione del latte, e la catena per agganciare il paiolo; il fumo usciva da aperture collocate in pertugi posti in prossimità del tetto.  A volte non esistevano finestre ma eventualmente qualche piccolo pertugio che poteva essere all'occorrenza chiuso con facilità.  In un angolo era collocato un tavolo per gli innumerevoli usi domestici, con alcune panche.  In un altro angolo i pagliericci per dormire, e qualche sommario baule in legno per conservare i pochi vestiti e scrigni per le vivande.

 

 

Case a Bessega - Foto Lucini

 

Ci si lavava all'esterno o in catini.  Le latrine erano esterne, staccate dall'abitazione, e consistevano in casotti di legno che davano su buche nel terreno, che venivano di volta in volta svuotate.  Ci si lavava a pezzi, o in grandi tinozze di legno che servivano anche per mettere in ammollo e lavare la biancheria, che veniva poi risciacquata a un rivo d'acqua corrente e, in seguito, ai lavatoi pubblici (ancor oggi esistenti in ogni frazione).

Le case più eleganti, erano dotate di ambienti per il soggiorno totalmente rivestiti in legno, simili alla "stube" dei paesi alpini di lingua tedesca, e di stufe in materiale refrattario che venivano caricate all'esterno, da un corridoio o da un'altra camera.  Gli ambienti erano inoltre ben rifiniti, con qualche pretesa di eleganza.

Le soffitte, in genere aperte ai quattro venti, erano in parte chiuse dalla legna opportunamente tagliata e spaccata, dai mazzi di viticci o legna fine per accendere il fuoco.  Al centro della soffitta erano collocati dei pali, sospesi orizzontalmente al pavimento con alcuni fili di ferro, ai quali erano appese le provviste da essiccare o conservare: pannocchie di mais, castagne, uva (che veniva consumata lungo l'inverno), ceste di mele, sacchi di orzo o segala, e così via.  Questo stratagemma era usato per difendere le provviste dai topi, dai passeri e dagli altri uccelli, ma non sempre funzionava e bisognava pertanto stare molto attenti e vigili, pronti a correre ai ripari.  Nell'economia domestica il gatto acquistava pertanto un ruolo importante: un buon gatto era un alleato utile, così come il cane per la pastorizia.

  

Foto Redaelli

  

Ovviamente poco o nulla è rimasto di questi antichi ambienti.  Le case sono state per la maggior parte ristrutturate, con l'introduzione di concetti abitativi e comodità che per noi sono ritenute essenziali, come la luce elettrica, l'acqua potabile, i servizi igienici con acqua corrente, il riscaldamento centralizzato, la doccia.

Ma chi ha lo sguardo attento, qua e là noterà le vestigia del tempo andato, che ancora sono visibili in molte costruzioni, anche ristrutturate.

  


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