Chiesa di S. Pietro Martire - Boffetto


 

 

 

 

 

 

 

Di seguito, proponiamo un manoscritto anonimo, proveniente dall'Archivio Parrocchiale di Boffetto, in quanto lo riteniamo esaustivo nei suoi contenuti.

 

20 maggio 1984

S. Pietro Martire di Boffetto

 

La festa odierna celebra la rinascita di un edificio, ma non solo.

Quando vidi per la prima volta la chiesa di S. Pietro Martire assieme a Don Mario, due furono gli aspetti che maggiormente mi colpirono: 1) le possenti strutture medievali sul lato Nord, verso l'Adda 2) la lineare sobrietà settecentesca dell'interno.

Ma ciò che più mi impressionò fu lo stato di abbandono in cui giaceva l'edificio: il tetto cadente con un ampio squarcio nel centro, le tegole crollate all'interno del Tempio, l'altare sbucciato gli stucchi fatiscenti sotto l'umidità, lo squallore che intristiva l'ambiente: il senso di malinconico abbandono. Peccato che una chiesa del genere, nel cuore di una contrada pittoresca, fosse destinata a scomparire!!!

Oggi il miracolo è compiuto: Boffetto festeggia il recupero di un edificio che è parte stessa del tessuto vitale di Boffetto: un monumento di estremo interesse storico - artistico per la sua peculiarità, un documento di secoli di storia non solo religiosa, ma anche civile.

Un plauso è doveroso a Don Mario, che ha promosso la resurrezione dalla chiesa di S. Pietro Martire, e alla genti di Boffetto che fiduciosa lo ha seguito.

Il restauro è esemplare: 19 perché è stato condotto interpellando gli Organi costituiti per la tutela dei Monumenti (la Sovrintendenza di Milano) ma sopratutto perché ha prestato attenzione scrupolosa sia verso gli aspetti artistici non manomettendo l'esistente, ma salvandolo, mettendolo in condizione di affrontare il futuro (questa è la concezione del restauro giustamente inteso), sia verso ogni aspetto documentario di testimonianza del passar del tempo tra queste pietre.

Nel XVII^ secolo passa poi a Boffetto, costituita in parrocchia autonoma nel 1615 staccandosi dalla chiesa plebana di Tresivio.

Di grande ausilio sono, a questo punto, i registri della chiesa custoditi nell'archivio della Parrocchia di S. Caterina. Lo zelo e la curiosità di Don Mario li hanno sottratti all'oblio. I giovani li hanno decifrati e studiati (lavoro encomiabile!) Dai libri mastri è possibile ricostruire la vita attorno e dentro S. Pietro Martire.

E' documentato il culto verso S. Chiara quella Santa tanto cara a S. Francesco fondatrice dell'ordine francescano delle CLARISSE. Culto che continua fino ai primi decenni del secolo XVIII^ e poi scompare.

Che attorno a S. Pietro sorgesse nel corso del XVII^ un piccolo convento di suore?? La contrada di S. Pietro, con le sue corti e le sue antiche case non lo esclude.Il culto di s: Pietro Martire si diffonde soprattutto nel corso del 1500, al tempo in cui la eresia protestante minacciava la chiesa; un culto abbastanza diffuso in Valtellina, terra di confine e baluardo contro l'eresia.

In questa chiesa, si festeggiò per secoli anche S. Nicolò, la cui figura è presente anche sulla pala dell'altare.

Dal 1766 ha inizio il culto a S. Lucia e S. Apollonia, che è continuato fino a pochi decenni fa.

Il secolo di maggior fortuna per S. Pietro risulta essere il 1700: nel 1710 si fanno gli stucchi dell'ancona dell'altare, gli stessi che ancora ammiriamo sia pur molto rovinati. Attestano la presenza in Boffetto di un valente artigiano, forse lo stesso che ha fatto gli stucchi in S. Caterina ( la spesa fu ingente, Lire 320)

Quali sono i pregi dal punto di vista artistico di S. Pietro Martire? All'interno: la sala luminosa, raccolta, con una copertura a caprioste (eccellentemente rifatte) la pavimentazione originale in lastroni di pietra. L'altare baroccheggiante, elegante e sobrio. La tela (che deve essere studiata). La pietra dell'altare rivolto al popolo. La configurazione del presbiterio con belle volte, due aperture contornate di sasso e una porta a specchi a punta di diamante originale del XVI^ secolo. I gessi battuti.

All'esterno: il suo complesso più che dignitoso, di buon gusto, col campanile ben proporzionato, un tutto che si inserisce armoniosamente nell'ambiente circostante che costituisce un angolo delizioso da conservare. Non so se la gente di Boffetto si è accorta, da un pò di tempo S. Pietro Martire, l'Adda, il ponte di Bofetto risultano in riviste, libri, calendari....... è segno evidente che qualcuno ha scoperto questo angolo nascosto e lo sa apprezzare. Concludo, congratulazioni con Don Mario e con la gente di Boffetto per quanto hanno realizzato

  • Nel 1720 si fece la stabilitura della chiesa per Lire 332 + 50;

  • nel 1722/23 si fece il lavello della sacrestia;

  • nel 1730 si fece il pavimento: un'opera ben fatta e molto bella nella sua semplicità (costò ben 512 lire + 96);

  • nel 1738 si fuse una campana;

  • dal 1742 al 1747 si lavora alla costruzione del campanile ( si tratta della parte terminale quella della cella campanaria - spesa totale più di Lire 1000);

  • nel 1766 si costruì la cappella di S. Lucia;

  • nel 1767 il pittore Francesco Della Torre l'affrescò (Lire 100 + 35)

  • negli anni 1780/81 si aggiustò il tetto.

  • 1688 nel frattempo si era costituita una CAPPELLANIA - si donarono beni in terreni e case per permettere con la loro rendita il mantenimento di un cappellano.

Ciò dimostra come S. Pietro Martire fosse diventata la chiesa della contrada delle Cà d'Arigna, succursale di S. Caterina sede del Parroco di Boffetto.

Le vicende napoleoniche segnano la decadenza di S. Pietro Martire. Il libro dei conti si interrompe infatti al 1806, segno evidente che la chiesa perde la sua importanza. Il XIX^ secolo e il XX^ (fino ad oggi) registrano una specie di disinteresse per S. Pietro, che viene riaperto solo in alcune occasioni particolari.

Da oggi potrebbe iniziare una nuova era. S. Pietro è nuovamente una chiesa aperta al culto, ma può essere anche ottimo luogo di incontro per la comunità. come Don Mario ieri sera ha dimostrato.

Per la partecipazione popolare: so di persone che hanno prestato ore di lavoro gratuitamente, d'altre che hanno dato generose offerte. Ciò fa onore alla gente di Boffetto che ha dato a tutta la Valtellina un esempio eclatante di come una Comunità, unita nella concordia e consapevole del proprio patrimonio, possa intervenire nella salvaguardia dei propri monumenti.

S. Pietro Martire costituisce, assieme alla chiesa di S. Caterina, annoverata tra le più belle chiese barocche della Valle, assieme alla vetusta chiesetta di S. Rocco, al ponte, alle antiche case, alle pittoresche contrade sulle rive dell'Adda, il patrimonio unico ed irripetibile di una comunità che affonda le sue radici in secoli di storia e che, nel contesto valtellinese, conserva una sua inconfondibile fisionomia.

Fu S. Pietro Martire, prima di essere chiesa, un piccolo castello?? Pare proprio di sì: le tracce della torre sono ben visibili nella prima parte del campanile; il muro Nord verso l'Adda ha per base blocchi talmente enormi e rozzi che fa pensare ad una fortezza.

Dai documenti storici risulta chiaramente che in Boffetto esisteva un castello: ne riferisce lo storico F. S. Quadrio: " e in Boffetto vi era pure castello, che s'aspettava alla Famiglia Quadrio". Lo ribadisce lo storico E: Pedrotti: "a sinistra della Val d'Arigna vi furono già nel secolo XV^ due castelli, uno superiore in possesso di Civaldo Quadrio (Sazzo), e l'inferiore di Stefano Quadrio (quello di S. Pietro M.?) Nel 1589 Boffetto era definita "oppidum" e non viens, cioè paese fortificato.

La simmetria dei due campanili (S. Caterina e S. Pietro) fa ricordare le torri che solitamente erano poste a capo del ponte.

Dai Quadrio il castello, forse già trasformato in chiesa, passò alla parrocchia di Ponte (ciò risulta dalla visita pastorale del vescovo di Como F. Niguarda del 1589).

 

(Essendo oggi parte della parrocchia di Boffetto, si presume che sia stato lo stesso Vescovo Niguarda a unificarla alla Parrocchia di S. Caterina).

 

 

Scorci della Chiesa di S. Pietro Martire - Foto Lucini