La catena delle Orobie


di Gianmario Lucini

 

 

 

La Catena Orobica si sviluppa per tutta la parte centrale della Provincia di Sondrio, dal P.so dell'Aprica sino alla parte nord del Lago di Como.  E una formazione montana molto antica, con alcune caratteristiche dolomitiche, rocce arenariche molto friabili.  La parte valtellinese, essendo esposta a nord, ha un clima più freddo delle Orobie bergamasche e in numero maggiore corsi d'acqua, nevai, piccoli ghiacciai.

L'elevazione maggiore è il P.zo Coca (3.052), che fa parte del comune di Ponte in Valtellina (che si estende sia sul versante retico che su quello orobico).  Vi sono poi altre elevazioni di rilievo: P.ta di Scais  - 3.039 -  il P.zo Redorta - 3.037 - il P.zo del Diavolo di Tenda - 2916 - nel comune di Piateda, il Monte Torena  - 2911 - nel comune di Teglio (anch'esso sviluppato sui due versanti retico e orobico) e il P.zo del Diavolo - 2926 - nel comune di Castello dell'Acqua.  La parte che volge a Ovest, dal Comune di Albosaggia  fino al Monte Legnone, ha elevazioni mediamente sui 2500 metri..  

 

Tramonto al P.zo Rodes (al centro)  visto da Boirolo,  sulle Alpi Retiche.  Alla sinistra un estremo bagliore di sole sul P.zo Coca  - Foto Lucini

 

Le Orobie non sono montagne da alpinismo "classico", a parte due o tre itinerari, come la salita alla Cresta Corti e allo Scais, la salita nord del P.zo Coca, la vedretta del Redorta.  Sono invece montagne molto adatte all'escursionismo, o all'alpinismo meno  impegnativo (che non significa carente di esperienza).

 

Il P.zo Coca, con il Dente,  la Vedretta del Marovin e a destra in alto la Vedretta del Lupo - Foto G. Lucini

 

Infatti, proprio per la loro posizione, anche da cime minori, come il P.zo di Rodes, il P.zo del Salto, il M. Torena, il Corno Stella, ecc., fino al Monte Legnone che offre un panorama mozzafiato, lo sguardo può spaziare molto lontano.  Dalle vette orobiche  è poi visibile, a Nord, il massiccio del Bernina-Disgrazia in tutta la sua magnificenza, sino ai massicci del Badile-Cengalo in Val Masino, a Nord-Est il gruppo della Cima Piazzi e più oltre le cime dell'Alta Valtellina fino allo Zebrù e al Cevedale,  a Est il massiccio dell'Adamello,   a Ovest  le Alpi Lepontine, a Sud - se si è su una vetta al confine con la Provincia di Bergamo -  le Prealpi bergamasche fino alla pianura.  

Un paesaggio, dunque, indimenticabile per un alpinista, col vantaggio che, essendo le vette orobiche di 1000 metri più basse, mediamente, delle Alpi Retiche (tradizionale meta degli alpinisti di tutto il mondo), sono anche più facilmente raggiungibili, anche se questa raggiungibilità non significa percorsi più brevi a piedi perché al massimo ci si può spingere, in auto, fino a 1500 metri di altezza.

I ghiacciai del Porola e dello Scais-Redorta, la vedretta del Lupo e del Marovin, le vedrette del P.zo del Diavolo e del Druet, sono (purtroppo come tutti i ghiacciai alpini) in forte regressione e si conservano ad altezze così basse (da 2200 a 2900 metri circa), proprio perché il versante valtellinese delle Orobie guarda a Nord, ed è pertanto più riparato dal sole rispetto al massiccio retico, al confine con la Svizzera, dove i grandi ghiacciai dello Scerscen e la Vedretta di Fellaria si sviluppano dai 3000 metri e oltre (mentre la vicina vedretta del Disgrazia ad esempio, esposta a Nord, scende fin quasi ai 2000 metri).

I ghiacciai dunque, benché non paragonabili alle grandi estensioni ghiacciate delle Retiche, sono una preziosa risorsa idrica della zona, ma sono anche un bel colpo d'occhio per chi sale le cime delle valli orobiche, o per l'alpinista che vuole semplicemente risalirli.  Il paesaggio orobico infatti è del tutto particolare e differente dai vicini paesaggi alpini, anche di quello dello stesso massiccio dell'Adamello, che per certi aspetti gli assomiglia, specie nella qualità della roccia.

 

La forte regressione dei ghiacciai dello Scais-Redorta (a destra) e del Porola (a sinistra)- Foto Lucini

 

La roccia delle Orobie non è di buona consistenza e non è lontanamente paragonabile al mitico granito della Val Masino. Si tratta di montagne molto vecchie geologicamente, caratterizzate da arenarie, scisti e rocce sedimentarie. Le scalate debbono sempre essere affrontate con la massima precauzione e continue verifiche sulla tenuta dei chiodi.  Così come le traversate e le salite lungo le vedrette, debbono sempre essere fatte in condizioni di sicurezza, anche se non sono segnalati crepacci importanti e facendo attenzione ai terminali, dopo l'attraversamento dei nevai.

 

I sentieri dei percorsi che abbiamo indicato sui siti invece, sono di buona agibilità, ovviamente in condizioni ottimali. Se infatti piove o c'è ghiaccio o la neve alta, i passi non sono praticabili, se non altro perché non si vedono più i segnali dei sentieri.

Non vi sono dunque particolari difficoltà per un escursionista che pratica l'alta quota, ben attrezzato con scarponi da montagna o almeno scarpe da escursione con suola molto robusta e adatta a questi percorsi.

 

 

Monte Motta (Piateda) e vista verso il Bernina

 

Anche le soddisfazioni che attendono gli escursionisti, sono assicurate. Potremmo accennare al piacere di camminare intere giornate senza incontrare anima viva, immersi nel silenzio della montagna, rotto soltanto dal rumore di qualche ruscello, dallo scroscio di un torrente, dal fischio delle marmotte, dal richiamo di un rapace, dal classico zirlare del camoscio.  Oppure potremmo accennare al rigoglio della natura, con specie floristiche che non si trovano in nessun'altra montagna (note a molti botanici, che vengono spesso dall'estero per ammirarle).  O potremmo anche raccontare di possibili incontri con gli animali selvatici: lepri, volpi, branchi di camosci e di caprioli, stambecchi, la pernice bianca, il gallo cedrone, il forcello, la coturnice, lo scoiattolo, e le coppie di aquile che nidificano in Val Vedello, in Val Caronella, le grosse salamandre che si aggirano nei boschi umidi presso i torrenti.  Sono infatti incontri relativamente facili, a patto di non muoversi troppo rumorosamente ed entrare in questo silenzio come si entra in casa d'altri, col rispetto per chi vi abita - mentre noi siamo semplicemente degli intrusi, dei visitatori.  Oppure, per alcuni basterà sapere di poter godere dei frutti che la montagna offre, fragole, mirtilli, mirtilli rossi, lamponi, che questi monti offrono anche a quote relativamente alte (i mirtilli) o poter forse acquistare dai contadini, nei mesi estivi, il burro e il formaggio magro o semigrasso, tipico di queste zone.

 

La testata della Val Caronno ripresa dalle pendici del P.zo Ceric - Foto Lucini

 

Il silenzio e la tranquillità di luoghi incontaminati, lontani dal turismo di massa coi suoi grandi impianti sciistici (qui totalmente assenti) e i suoi grandi alberghi, e molti Kmq di territorio alpino allo stato quasi selvaggio, sono pertanto la caratteristica di questi luoghi.  Il risvolto della medaglia sta nel fatto che l'escursionista che giunge qui, non ha il superfluo, ma l'essenziale: alcuni punti di rifornimento alimentare,  misurati rifugi e bivacchi per passare la notte e alcuni ripari molto rudimentali (che indicheremo), nessuno svago nei borghi di montagna, se si esclude una fugace chiacchierata, sempre possibile, con qualcuno che ha voglia di attaccare bottone e che magari può invitarvi, se di buon umore, in baita o in casa a bere qualcosa, se capitate in una delle tante località alle quote più basse (1000 - 1600 m.) abitate solo in estate.

 

La croce di legno presso il Biv Cigola, con vista sulla Valdambria

Sullo sfondo il gruppo del Bernina - Foto Lucini

 

Non è pertanto un ambiente, quello di alta montagna, da visitare aspettandosi di trovarvi il tipico e organizzato accoglimento dei luoghi di villeggiatura, come Aprica o Chiesa in Valmalenco, ma un ambiente dove si troverà senza dubbio una forma di piacere che non ha nulla a che fare col turismo di massa, e quasi più vicino, in spirito, al turismo di avventura, integralmente "ecologico".

Questo sito è anche stato pensato per "aprire" le nostre montagne a donne e uomini di tutte le età, che vivono con questo spirito l'ambiente naturale.

 


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