Punta Scais (3.039 m.)


 

 

 

 

 

Periodo consigliato:  estate inoltrata.  Invernale per espertissimi

Dislivello: circa 1050 m. dal rifugio Mambretti

Difficoltà: Alpinisti esperti; arrampicata facile di circa 200 m.  con un passaggio di 4°.

Tempo di percorrenza: circa 4 / 5 ore + discesa.

Attrezzatura: scarponi da montagna a buona tenuta della neve, giacca a vento, equipaggiamento standard da alta montagna, ghette, ramponi, piccozza, imbragatura, caschetto, attrezzatura per l'arrampicata.  Corda da 60 m.

Ripari:  non ci sono ripari dopo il rifugio Mambretti.

Acqua: occorre portarla (ultima al Mambretti)

Resoconto della salita effettuata il 24 agosto 2008 da Gianluca Puricelli, Franco, Gianmario Lucini

 

Itinerario: dal Rifugio Mambretti si prosegue verso il fondo della Val Caronno, lungo un sentiero che all'inizio scende leggermente, puntando dritto alle propaggini della Cresta Corti.  Raggiunto il torrente Caronno, il sentiero ricomincia a salire, lo costeggia per un po', e poi termina nel punto in cui, svoltando a destra, si proseguirebbe poi per il passo Passo della Scaletta (individuabile da segnali gialli che, ovviamente, non bisogna seguire).  Proseguendo sulla sinistra del torrente, si noteranno degli ometti che portano in cresta a residui morenici coperti di erba, agevoli da salire. 

 

 

Ci si porta ancora oltre, più o meno al centro dell'avvallamento del ghiacciaio Scais-Redorta, a un'altezza di 2400 metri, dove non c'è più vegetazione.

 

Tenendosi leggermente sulla sinistra, si risale la vedretta (quello che resta) dello Scais-Redorta sino a quando si è di fronte allo scenario completo che è delimitato alla propria sinistra dal Torrione Occidentale e alla propria destra dal Torrione Curò e dalla Fetta di Polenta.

 

 

A questo punto si valuta come è meglio risalire gli sfasciumi che portano alle vie di risalita in arrampicata.  La via più seguita è quella che risale a destra sino quasi alla "Schiena di Mulo", ossia il rimasuglio del fronte del ghiacciaio in direzione del Redorta e tagliare obliquamente in direzione Nord Est, oppure risalire da più in basso, dove si scorgono delle rocce picchiettate di bianco.  La nostra cordata ha scelto questa seconda ipotesi perché il primo percorso si presentava "vetrato", con un sottile strato di acqua gelato durante la notte.

Dalla via da noi seguita si sale forse più agevolmente, forse con un po' di esposizione, ma senza rimarchevoli difficoltà.  In ogni caso non è una salita da prendere sottogamba, anche se non è difficile, perché un errore banale potrebbe causare una caduta con effetti imprevedibili.  Inoltre, per la via di sinistra si ha il vantaggio di camminare su roccia sino all'imbocco del canalino Bonomi, evitando gli sfasciumi dell'altro percorso che affaticano ancor di più la salita. 

La discesa invece è stata fatta per la via di destra, perché la temperatura era nel frattempo salita di parecchio e il ghiaccio sciolto, e anche perché nella via di destra si scende agevolmente per sfasciumi finissimi che, fastidiosi in risalita, sono molto comodi in discesa perché attutiscono l'impatto dello scarpone.  Scendere da sinistra invece presenterebbe qualche problema di ripidità e troppa esposizione e in alcuni punti probabilmente si dovrebbe usare la corda, pertanto lo sconsigliamo.

Foto scattata dal P.zo Brunone nel 2005 - due direttive per arrivare al Canalino Bonomi

 

L'arrampicata alla punta è stata fatta per il canalino Giovanni Bonomi, così chiamato in ricordo della guida di Agneda che lo risalì per primo.  Il canalino Bonomi non è una bella arrampicata, non tanto per le difficoltà tecniche (3° o 3°+) quanto per la roccia che non tiene ed è molto instabile (pericolo di caduta sassi).  Piantare un chiodo sicuro per la sosta non è impossibile ma neppure scontato e in ogni caso nella scala da uno a dieci l'affidabilità non è certo vicina a dieci.  Insomma, non ci piaceva.  Sono comunque quattro tiri di corda, il primo da 60 m., gli altri da 20 - 30 m.  In tutto circa 150 metri di arrampicata.  Dopo il  primo tiro di corda (60 m.) abbiamo abbandonato il canalino deviando sulla destra risalendo poi, al terzo tiro alcune placche (4° grado) che si affrontano sfruttando gli appigli di una larga fessura sulla sinistra e quindi una cengia molto esposta all'inizio dell'ultimo tiro con un'ultima placchetta da superare.

In ogni caso, in tutta la risalita abbiamo notato soltanto due chiodi peregrini, uno addirittura ad anello, e nessuna sosta attrezzata per la discesa a corda doppia.  Scendere il Bonomi a corda doppia è senza dubbio molto pericoloso per la caduta sassi, anche se facile dal punto di vista tecnico.

 

La cima con i due canalini, ripresa da sotto.

 

Giunti in cima si gode un magnifico spettacolo a 360°, che spazia dalle Alpi Piemontesi a quelle Svizzere, e ovviamente sul gruppo del Bernina e dell'Alta Valtellina, oltre alle Orobie.  Uno scenario davvero imponente che merita la fatica e il rischio della salita.

 

La discesa è stata fatta dal Canalino Baroni, ben attrezzato.  Si inizia a seguire la cresta fino a quando si giunge ad un tettuccio che sporge verso il canalino Baroni ed è attrezzato per la doppia (prima crocetta verde).  Con un tiro di 20 - 30 metri, spezzato da un ampio terrazzino di sfasciumi, ci si cala alla sommità al Canale Baroni.  Dal passaggio che separa la crestina della Punta Scais dal Torrione Curò, si scende alcuni metri e si nota un po' sotto la roccia la seconda sosta attrezzata per la discesa (seconda crocetta verde).  Di lì, con tre o quattro tiri di 20 - 30 metri si guadagna gli sfasciumi e si riprende la discesa senza imbrago.  Le soste sono discretamente attrezzate ma, vista la qualità della roccia, occorre controllare per bene la tenuta dei chiodi e lo stato di fettucce e cordini.  Fare inoltre molta attenzione a mettere i piedi su roccia stabile: il pericolo che qualcosa si muova non è da sottovalutare.  Inoltre è bene, se la stagione è inoltrata, scendere dal Canalino Baroni prima che il sole giri e lo riscaldi (dunque non dopo le 14:00); il riscaldamento del sole provoca caduta di ghiaccioli dal Torrione Curò, che possono smuovere sassi e creare pericolo.

 

La foto è stata scattata dal P.zo Brunone.  Nella parte di sinistra il Canalino Bonomi, nella parte destra il Canalino Baroni.  A sinistra, i punti verdi indicano le soste di risalita, nella parte destra indicano i punti attrezzati per la discesa.  Metro più metro meno: quello che ricordiamo.

 

Si tratta dunque di una montagna non difficile ma purtroppo, data la natura della roccia, da affrontare con la dovuta prudenza.  Certo noi siamo molto insistenti in questa descrizione e forse un po' pedanti, ad esempio nello sconsigliare la discesa per la via Bonomi, proprio perché non vediamo la necessità da complicare le cose se si possono rendere semplici.  Certo si può salire e scendere da dove meglio ci aggrada.  Si può teoricamente scendere, ad esempio per la più spettacolare via centrale fra i due canalini, senza dubbio: basta saperlo fare e non farsi male.  E' comunque saggio non dare troppa confidenza al pericolo (ovvero: la montagna non è assassina, di solito è l'alpinista che è pirla...).