Ambria - Sentiero alto di Venina - Sulghera

             

            

          

            

               

               

Periodo utile: maggio- innevamento

Dislivello: m.  1000 c.a.

Difficoltà: nessuna

Tempo di percorrenza: circa 7 ore e 30, col ritorno.

Attrezzatura: scarponi da montagna, abbigliamento comodo e adatto alla quota.

Ripari: un casotto di servizio a quota 2150 sopra la diga di Venina, la Baita di Sulghera, la Casera Alta

Acqua: Alpeggio di Foppa, Casera Alta

 

"Sentiero alto della Val Vanina" è un nome di comodo, per indicare una parte di un lungo tracciato che parte dalla Casera di Piada, prima del P.zo Meriggio e arriva in fondo alla Val Venina, con una possibilità verso il P.so Scoltador dalla baita di Sulghera salendo sino ad incrociare i segnali della GVO che portano al Passo.

Chi lo volesse percorrere in toto, deve salire con l'auto sino a S. Salvatore, in Comune di Albosaggia, e raggiungere l'Alpe Piada. Una seconda possibilità, è quella di seguire il percorso che già abbiamo indicato, da Ambria a Bolveggio Superiore e proseguire sino ad incrociare il sentiero all'Alpe Piada o anche prima, a quota 2100 c.a., passando sotto il Meriggio.

In ogni caso, la prima opzione, da S. Salvatore, comporta il disguido del ritorno, che dovrebbe essere effettuato per lo stesso percorso, con un allungamento improponibile dei tempi di percorrenza (a meno di lasciare prima un'auto ad Ambria e recuperare l'altra auto a S. Salvatore in un secondo tempo).  La variante, più fattibile, potrebbe essere quella di raggiungere la GVO risalendo da Sulghera, quindi superare il P.so Scoltador e tornare a S. Salvatore dal Rifugio Caprari, allungando però il percorso di almeno tre ore.

La seconda opzione, da Bolveggio, allunga i tempi di percorrenza di almeno tre ore e non ci sembra il caso di soffrire in quel modo (i tempi non sono infatti larghi) a meno che non ci si debba allenare per qualche competizione.  L'opzione da noi proposta invece, ha il pregio di mostrare il tratto più spettacolare dell'intero percorso, in un tempo ragiovevole.

 

La prima parte del percorso, corrisponde in parte al percorso che già abbiamo indicato per il Passo della Foppa, fra la Valle del Livrio e la Val Venina, sino a raggiungere un capanno abbandonato a quota 2.224 (IGM).

 

Il casotto di servizio dell'elettrodotto, a quota 2150 / 2200 c.a

 

Lo si raggiunge e si prosegue in direzione Sud, deviando dal percorso per il P.so della Foppa, e scendendo di circa 50 metri di dislivello sino a raggiungere l'alpeggio di Foppa.  L'alpeggio ormai è allo stato di rudere, anche se si tratta di uno dei migliori pascoli della Val Venina.  Nei pressi, a un centinaio di metri sulla destra del nostro senso di marcia, si noterà un muro di pietra da dove sgorga tutto l'anno un debole ma costante fiotto d'acqua, che nasce proprio lì.

Dai ruderi dell'alpeggio si risale un piccolo dosso, o dal comodo crinale, o aggirandolo sulla destra, toccando quasi i 2200 metri.  Lì passa la traccia molto ben marcata del sentiero, che prosegue sino alla baita Sulghera (2176) in un percorso lievemente sali-scendi per evitare i ripidi canaloni verso il basso e gli spuntoni di roccia verso l'alto.

Discesa all'Alpe Foppa dal casotto.

 

Scendendo dal casotto, superato un piccolo dosso si arriva all'Alpe Foppa.  Si aggira il piccolo dosso sopra i ruderi, o da destra o da sinistra e si continua seguendo il sentiero ben marcato verso sud

 

 Il punto più basso è poco prima delle rovine del cosiddetto "Baregù" (ossia "grande bàrec" - ricordiamo che il "bàrec" è un ricovero precario dei pastori, che viene provvisoriamente coperto d'estate con dei teloni).  Il sentiero è molto ben marcato e comodo.  In alcuni punti è franato e vi sono quattro canalini da superare, un po' esposti, ma non tali da destare preoccupazione - certo è d'obbligo la solita prudenza e calma.

 

Tratto prima di arrivare al Baregù

 

Ruderi del "Baregù"

 

Dal Baregù si sale ancora per un poco, circa 50 metri e si arriva alla Baita di Sulghera, la singolare costruzione, ormai mezzo rovinata, che ha il tetto di pietra.  Il percorso da Sulghera alla diga di Venina è descritto nella pagina richiamata dal link appena proposto.  Vi è da aggiungere che, proprio questa parte di percorso, dall'ultima volta che lo abbiamo risalito è notevolmente peggiorato a causa della vegetazione, i cosiddetti "marossi", cespugli fittissimi che lo ricoprono a larghe chiazze proprio quando si giunge nei pressi della Casera Alta.  Li si supera agevolmente aggirandoli dall'alto, ma sono fastidiosi.

 

L'ultimo tratto del percorso, prima della Casera Nuova, fotografato dal punto di incrocio col Torrente Venina

 

Sentiero molto comodo, ben visibile, gradevole per gli ampi scorci sulla diga di Venina (peccato che il sole non ci sia stato amico durante la nostra escursione).  Lo si percorre in tutta comodità e relax, visto che la maggior fatica sono quei 900 metri di dislivello da Ambria all'alpeggio della Foppa; tutto il resto è pianeggiante o con lievi discese e risalite, di max 100 metri in dislivello appena prima di Sulghera.  Lo si può percorrere anche con i bambini dai dieci anni in poi, ma facendo attenzione ai punti esposti.

 

Il tratto principale fotografato dalla Corna Rossa.  In basso si intravede il sentiero del ritorno.