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Anello di Vedello - Forcellino (m.2245)
E' una delle escursioni più belle e più interessanti in Comune di Piateda. Si può effettuare a primavera inoltrata (maggio) dopo le slavine di fine inverno, sino ad innevamento. Il periodo migliore è però a primavera inoltrata / inizio estate (fine giugno), quando la flora è nel suo pieno splendore e quando l'abbondanza di acqua rende più vario il paesaggio per la vista di alcuni laghetti sul passo del Forcellino, e il Lago di Zapèl.
Dislivello: 1250 mt. Difficoltà: escursionista non difficile. Tempo di percorrenza: circa 7 ore a seconda del grado di allenamento. Attrezzatura: scarponi da montagna, giacca a vento, attrezzature normali da alta montagna. Ramponi e piccozza (aprile - inizio maggio) se l'innevamento invernale è stato consistente, per il superamento di eventuali residui di slavine e alcuni punti un po' esposti.
Itinerario. Lasciare l'auto in località Vedello e prendere per Agneda, lungo la strada carrozzabile. Superare il paese di Agneda e proseguire verso il lago di Scais.
Seguire la strada sterrata e risalire le "Scalette dello Scais" sino a giungere in vista dello sbarramento. Seguire sempre la strada sterrata e portarsi sopra il lago di Scais, che apparirà alla propria sinistra. Proseguire fino alla Baita di Cornascio, a quota 1600 slm. Da qui sono possibili due varianti: la prima è quella consigliata, ossia prendere il sentiero per l'Alpe di Grasso e quindi l'Alpe di Zoc, come tratteggiato sulla cartina. Il sentiero appare sopra le baite di Cornascio, facendo attenzione alla propria destra (non è segnato). Se invece si teme di sbagliare non seguendo il sentiero segnato, la soluzione è quella di seguire i segni (sono quelli del Sentiero Credaro - GVO), sino a raggiungere un punto in cui le segnalazioni svoltano decisamente a destra, verso l'Alpe di Zoc (m. 1814) che apparirà quando si sarà sufficientemente in quota .
Da Zoc deve salire di almeno 200 metri, sempre seguendo i segnali del Sentiero Credaro, sino a portarsi in quota, appena sotto le più basse propaggini rocciose del P.zo Ceric. Puntando poi verso la meta, il sentiero diventa a volte quasi pianeggiante, sino a raggiungere l'ultimo strappo deciso di circa 50 m di dislivello, appena prima del Passo del Forcellino. Da Zoc in poi, occorre fare molta attenzione a non perdere i segnali del sentiero Credaro, ed avere l'accortezza di tenersi il più vicino possibile alle ultimi propaggini rocciose del P.zo Ceric, quando si svolta a sinistra e il sentiero punta alla meta. La zona infatti è molto frequentata da animali (capre), che hanno inciso sull'erta erbosa molti falsi sentieri, ed è facile confondersi se non si tiene d'occhio i segnali. Sulla sinistra, risalendo la Val Vedello verso il Passo, si possono notare le vecchie miniere uranifere scavate dall'ENI negli anni '70 sulle propaggini della Cima Soliva e, in fondo alla Val Vedello, ai piedi dell'alto strapiombo del P.zo del Salto, la chiazza di un piccolo gjiacciaio, situato a quota di circa 2100 metri. Dal Passo del Forcellino si può notare, in direzione della Val Vedello, la Cima Soliva, il P.zo Gro e l'intaglio del Passo del Salto. Verso la Val Zapèl si nota, proprio di fronte, l'incavo del Passo Brandà, le cime di Cigola e Monte Aga sulla sinistra, la cima di Brandà sulla destra.
La discesa è abbastanza ripida per il primo tratto, poi diventa più regolare. Occorre fare attenzione, inoltrandosi nella vegetazione, a non perdere di vista i segnali, che a volte si notano a fatica. Giunti a quota 1800 circa, sotto la morena del P.zo del Diavolo, quando si giunge in vista delle Baite di Dossello, si faccia attenzione sulla destra alle indicazioni (segnali a cerchi bianchi e rossi) per le Baite di Dossello (il sentiero sin qui seguito, infatti, prosegue verso in P.so del Brandà). Dopo le Baite di Dossello (1593), si prosegue lungo un lungo pianoro di alcune centinaia di metri, in fondo al quale è visibile il Lago di Zapèl (1530 m), che però a estate inoltrata è completamente prosciugato. Si risale leggermente sino al P.so di Zapèl (1560) e si discende in meno di mezz'ora ad Ambria. Si prosegue poi lungo la strada sterrata sino a Vedello. In alternativa, è possibile dormire al bivacco Cigola e affrontare il giorno successivo il P.so del Brandà, con itinerario già descritto altrove, e scendere ad Ambria e quindi a Vedello (che è soluzione oltremodo gradevole e interessante, disponendo di due giorni di tempo).
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