Ascesa alla P.ta Campione (2278)


  

 

 

 

 

  

Periodo consigliato:  da metà maggio, fino ad innevamento.

Dislivello: circa 700 m

Difficoltà: Escursionista.

Tempo di percorrenza, con ritorno: circa 3 ore, 3,30

Attrezzatura: scarponi, abbigliamento adatto, calzoni lunghi (bosco).  In  presenza di neve,  ghette e ramponi

    Ripari di emergenza: Baite di Campione (1867)

 

 

Dalla fontana prima del piazzale del Rifugio Alpini (ANA) si dipartono due sentieri, il primo, che volge a sinistra verso Sud Est, porta al P.zo Rodes, il secondo, a destra, volge a Sud Ovest e Giunge all'alpeggio di Campione e della Pessa (ora sentiero n. 252, segnato in blu e con i soliti segnali bianchi e rossi).

Il sentiero, molto evidente e frequentato, sale prima dolcemente e poi fa un deciso salto per portarsi più in quota, quindi riprende ancora a salire lievemente, fin quando, dopo circa un'ora e un quarto si intravede l'alpeggio di Campione e di Pessa.  L'alpeggio di Campione rimane sulla propria sinistra e seminascosto su un dosso erboso.  Lo si scorge comunque dal sentiero, se si fa attenzione.

Di qui sono possibili due scelte: la prima è salire dalle baite di  Pessa la bocchetta fra Pessa e Campione, raggiungendo l'obiettivo perché praticamente si è in cima alla Punta Campione (sono due punte vicinissime).  Questo lo illustreremo altrove, come percorso di risalita per il P.zo Pessa.

 La seconda invece consiste nel salire da dietro le Baite del Campione, raggiungendo le ultime lingue di pascolo e continuando per un pendìo morenico coperto di rododendri fra il Dosso Bilì e le pendici del Campione, per tracce di sentiero abbastanza comode, ma senza segnature (in ogni caso, sale sempre dritto, a vista, in direzione della bocchetta che sta sotto la cima del Campione).  Questo percorso porta alla bocchetta di Campione, come si è illustrato in altra pagina.

Dalla bocchetta, che si trova a circa 2100 metri, si risale lo spigolo di roccette e sfasciumi che porta alla Punta Campione.  Purtroppo non disponiamo di fotografia del canalino di risalita alla bocchetta, se non dall'alto (la procureremo alla prossima occasione), ma non vi sono difficoltà di sorta.

Dalla cima si gode una bella Verso il Rodes e il S. Stefano, sul fondovalle da Sondrio, fino a Teglio, e naturalmente verso le Retiche (Gruppo del Bernina-Disgrazia).

Scendendo dal Campione, si può seguire il crinale sino al Dosso Bilìi, un punto ecologico molto importante, perché ospita alcune specie rare (il gallo cedrone, la civetta nana) ed è tipico per la presenza di numerosissimi larici secchi (causa fulmini o siccità), dove appunto la civetta nana trova riparo.

La discesa dal Dosso Bilì è relativamente facile, se si tiene bene in mente alcuni punti di riferimento.  Non vi sono sentieri evidenti, ma in ogni caso tracce abbastanza sicure.  Chi scrive se l'è cavata egregiamente, tenendosi sempre sul crinale che parte dal Dosso e scende verso Nord, senza lasciarsi tentare da deviazioni verso sinistra (anche perché lì è ripido, a parte un passaggio che però bisogna conoscere) e verso destra, lungo la pendice del dosso.  Se ci si tiene più o meno al centro del crinale, si troverà sempre un sentiero che lo percorre, che a volte può sparire ma solo per pochi metri e in tal caso basta proseguire sempre diritto per ritrovarlo.  Si finisce così per incrociare, più o meno a quota 1900 metri, un evidente sentiero che taglia il percorso di discesa.  Il sentiero porta (si svolta a sinistra) ancora verso le baite di Campione, ma prima si incrocerà di nuovo il sentiero segnato (il 252) che abbiamo risalito nell'andata, che porta, svoltando a destra, al Rifugio ANA.  Ovviamente si può ridiscendere per il percorso di andata: meno problemi.

Il percorso non è difficile, ma non adatto a chi conosce poco l'escursionismo alpino.   In estate, lo si può agevolmente fare anche con un buon paio scarpe da trekking adatte (insomma, non è una passeggiata in pantofole...).  Lo sconsigliamo ad escursionisti poco esperti, dopo le Baite di Campione.  E' consigliabile, scendendo dal Dosso Bilì, un bel paio di calzoni lunghi, per evitare di graffiarsi con i rami degli arbusti (ginepri e rododendri) che a volte bisogna oltrepassare per alcuni tratti.