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Ambria - Foppa (alle C.me Biorche - 2450)
Periodo utile: inizio maggio - ottobre / novembre (anche con neve scarsa) Dislivello: m. 1100 c.a. Difficoltà: nessuna Tempo di percorrenza: 7 ore da Ambria, compreso il ritorno. Attrezzatura: scarponi da montagna o scarpe da ginnastica con tomaia spessa, abbigliamento comodo e adatto alla stagione Ripari: a Venina (1800) a quota 2200 e a quota 2450 presso il sentiero Acqua: dopo Venina la si trova a quota 2250, spostata sulla destra rispetto al sentiero, verso il P.zo Campaggio.
Escursione apprezzabile in primavera (la neve rimane poco sulla china di questa montagna) e in autunno, per i colori molto brillanti. E' peraltro facile e quindi adatto anche a chi non ama gli scarponi e i sentieri difficili.
Lo si intraprende da Ambria, passando per Precaré e salendo verso la diga di Venina, come già illustrato in un altro percorso. La diga va raggiunta nella parte destra (sinistra orografica), per un sentiero che si stacca dal percorso di salita, sulla destra, quando si è all’altezza della parte più bassa dello sbarramento e si notano, sulla sinistra orografica del torrente Venina, i ruderi dei baraccamenti degli operai (costruiti negli anni ’30).
Il sentiero che porta alla base della diga, è dietro questo segnale, ai piedi della diga
Si
passa un ponticello di legno e si individua, in fondo ai contrafforti
dello sbarramento, un sentiero che sale verso i baraccamenti e raggiunge
il piano soprastante della diga, dove lo sguardo può spaziare sul lago
di Venina e la parte superiore della Val Venina. Si prosegue poi sulla destra del lago (sinistra orografica) per circa 100 metri, sin quando si noterà un precario sbarramento sul sentiero, predisposto dai pastori per impedire che gli animali al pascolo scendano a valle. Appena dietro questo sbarramento, sale un sentiero, sulla destra, con una pendenza molto regolare e per nulla affaticante. E’ un sentiero non segnato, tracciato per la manutenzione della linea elettrica, che supera il crinale della montagna. Seguendolo, in un’ora o poco più si giunge a quota 2200, e lì si troverà un baraccamento, molto solido, che viene usato dagli operai addetti alla manutenzione delle linee elettriche che attraversano il crinale. Non vi è pericolo di sbagliare direzione, in questo tratto, perché non si può uscire, anche volendolo, dal sentiero (la maggior parte del tragitto si snoda entro una fitta vegetazione di pino mugo). La baracca di cui si diceva, di circa 6 m x 4,è purtroppo aperta e pertanto è stata trasformata dalle capre in rifugio-stalla, ovviamente inagibile per chi intendesse pernottarvi (ed è un vero peccato perché, anche se si tratta di proprietà privata, non troviamo giusto che una risorsa così utile venga sprecata in questo modo). Il sentiero, dopo questa costruzione, si allarga un poco sulla destra e poi risale sotto un costone di roccia, puntando verso sud, passando sopra alcune protezioni per le valanghe, e incrociando l’elettrodotto, salendo sempre regolare, a parte una breve impennata dove si troveranno anche dei gradini di pietra, molto comodi, che portano sopra a uno sperone di roccia che si allunga fino alla bocchetta che si trova fra le C.me Biorche e il Campaggio. Si raggiunge quindi il crinale che separa la Val Venina dalla Val del Livrio, a circa 2450 metri di altezza, in circa due ore dalla diga di Venina. Proprio sul crinale, si noterà una seconda baracca, simile alla precedente per dimensioni e stile di costruzione, ridotta anch’essa nelle condizioni di inagibilità della precedente. E’ peraltro collocata in una posizione incantevole dal punto di vista paesaggistico. Ripetiamo pertanto il nostro disappunto (servisse a qualcosa...). Il sentiero prosegue poi scendendo verso la Valle del Livrio fino ad incontrare (immaginiamo, poiché non l’abbiamo percorso) un sentiero che porta al Lago Publino e perciò al Rifugio Caprari, presso il quale si può pernottare (informarsi però al CAI di Sondrio) e dal quale si può tornare in Val Venina attraverso il P.so dello Scoltador, superabile con un'ora di salita. Il panorama che si può ammirare da questa bocchetta (della quale non conosciamo il nome, se non qu3ello generico di "Foppa", non segnato su nessuna carta geografica), ma anche da ogni punto del crinale, dal P.zo Campaggio sino alle C.me di Scoltador, è a dir poco spettacolare, soprattutto guardando verso le montagne della Val Vedello e della Val Caronno, che s’innalzano oltre il crinale del Brandà-Muntiröl e del Pzo Ceric-Monte Motta. Bellissima è la visione verso il P.zo del Diavolo, ma anche verso le cime di Scoltador e il Monte Masoni (che chiude la Val del Livrio sopra il Lago del Publino). L’escursione, effettuata con una piccola spruzzata di neve (condizione che si è verificata in due occasioni delle nostre ascese) accentua ancor più i contrasti, offrendo all’occhio delle inquadrature davvero molto belle. Peccato per la presenza dell’elettrodotto, che abbiamo cercato di escludere dalle fotografie ma, d’altra parte, il sentiero è così ben tenuto proprio perché è necessario alla manutenzione dell’elettrodotto.
Vista sul Disgrazia (a sinistra) e sul Bernina (a destra). La piramide in primo piano è il P.zo Campaggio (2502) e alla sua destra, più in basso, si nota la sagoma del Meriggio
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