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Sentiero da Montirolo (Muntiröl) a Cigola (Scìgula)
Difficoltà: Escursione impegnativa. Tempo di percorrenza: da Ambria ore 7 Periodo: fine di maggio fino a innevamento. Attrezzatura: scarponi. Pantaloni lunghi (erba alta a stagione inoltrata) Percorso: Ambria, Cigola, Montirolo, Ambria (o viceversa) Acqua: l'ultima a Cigola (o a Venina se il percorso è in senso contrario
Il percorso che qui proponiamo è per escursionisti esperti. Bisogna orientarsi anche con la mappa e l'altimetro (non vi sono infatti pericoli) perché la traccia a volte non è visibile, come spiegheremo. Si tratta però di un sentiero molto antico e, in alcuni punti, si vede che un tempo vi era dedicata molta cura, perché da lì passava anche il bestiame Il pregio di questo percorso è soprattutto faunistico: i luoghi toccati dalla traversata, specie in Valdambria, sono infatti frequentatissimi dai camosci (ne abbiamo visti almeno una ventina e filmato un branco di una diecina) e marmotte che in questi luoghi oprmai abbandonati prosperano indisturbati. Bisogna dunque procedere senza troppi rumori, appunto per salvaguardare questa tranquillità degli animali, e far lavorare gli occhi. In agosto infatti le marmotte sono così grasse e pigre che manco si prendono la briga di fischiare.
Il primo tratto del percorso combacia in parte con quello di risalita alla Corna Rossa, già descritto. Si percorre infatti lo stesso itinerario fino ai ruderi chiamati in dialetto locale "Casalisc" (che significa piccola baita o piccola costruzione).
Dall'alpeggio di Cigola si raggiunge quota 2000 circa e si nota, sulla propria destra, il sentiero che porta a Montirolo
Il sentiero prosegue sino ad alcuni ruderi (Casalisc)
I ruderi dei "Casalisc"
L'ultimo tratto di sentiero per Montirolo, dell'alto
Di lì il sentiero per la Corna Rossa risale, mentre per arrivare al Montirolo bisogna tenersi pur alti (per evitare una serie di canaloni molto ripidi che si aprono a quota più bassa e complicherebbero pericolosamente il percorso) ma non troppo, perché altrimenti si finisce sugli spuntoni di roccia in alto sulla sinistra. Noi purtroppo siamo saliti oltre il dovuto, arrivando oltre i 2300 metri, superando una sella proprio sotto alla Corna Rossa, con discesa molto difficoltosa fra rododendri e pietre, con relativi buchi nascosti ecc. ecc. e inevitabile perdita di tempo. Abbiamo però visto il sentiero in basso, seppure in ritardo, e lo abbiamo guadagnato nell'ultimo tratto prima della meta.
Dal "bàrec" di Casalisc bisogna dunque tenersi intorno a quota 2000 o leggermente sotto, come abbiamo capito ritrovando il sentiero dopo la difficoltosa discesa. Si sale una piccola sella (che nel percorso per la Corna d'Ambria bisognava salire in cresta) e si giunge a una pietraia che bisogna aggirare da sotto, proseguendo poi più o meno alla stessa quota per tagliare il dosso erboso in direzione della Corna Rossa. Si supera il canalone successivo e ci si alza subito seguendo la traccia. Superato questo punto, che corrisponde alla parte di sentiero meno evidente, si prosegue lungo la traccia.
Parte centrale del percorso, fotografato dalla Costabella. Dal cerchio giallo che corrisponde ai "Casalisc", si sale una cresta e si aggira in basso una pietraia e si prosegue avendo l'accortezza di stare il più possibile sopra la vegetazione
Si arriva quindi sopra l'alpeggio di Montirolo (2126), dove sorge tutt'ora la casera, aperta ma ancora solida. Grassettiamo quel "sopra" perché se si fa il giro in senso inverso bisogna ricordare che il sentiero parte dalla Casera di Montirolo e si alza lievemente, prima di scendere.
La Casera di Montirolo è l'unica costruzione di una diecina che è rimasta in piedi. E' aperta e senza porta, ma offre un valido riparo a pioggia e neve. Non è certo attrezzata per passarvi la notte, anzi, non è attrezzata per nulla, se si eccettua il focolare e una panca per sedersi. E' comunque ancora visitata dai cacciatori e tenuta come rifugio di caccia. Non vi è acqua. Esiste una vecchia fontana, costruita nel 1928, che era alimentata da un piccolo bacino soprastante che in primavera veniva riempito di neve, che sciogliendosi pian piano lungo l'estate, assicurava per un po' di tempo l'acqua per il bestiame. Si notano ancora ancora i tubi dell'acquedotto e il muro del piccolo bacino.
Dal Montirolo si sale una cinquantina di metri per il sentiero che punta a Ovest, superando alcuni spuntoni di roccia, in direzione della diga di Venina.
In questa foto, scattata all'inizio del maggio 2006, si vede la Casera. La traccia rossa indica più o meno il percorso del sentiero che giunge da Cigola e prosegue per la diga del Venina
All'inizio lo si vede molto bene, ma poi, quando inizia a scendere, il sentiero si confonde con infiniti camminamenti di animali selvatici e bisogna cercare con molta attenzione la traccia giusta. In estate tutto ciò è complicato dall'erba che copre la traccia. Si cercherà di scendere tenendosi sulla destra, più o meno in direzione Ovest, verso lo sbarramento della diga, che appare fra gli alberi. Giunti a una conca erbosa, più o meno a 1900 metri, l'istinto sarebbe quello di procedere ancora verso uno spuntone che guarda proprio sopra lo sbarramento (che è comunque un ottimo punto panoramico sulla diga), ma il sentiero scende dal fondo dei prati e cambia direzione, scendendo verso sud. Si fa peraltro ripido e in alcuni punti bisogna fare attenzione perché l'erba alta può giocare brutti tiri. Si sbuca poi alla sommità di un pendio di sfasciumi che degrada verso la diga. Qui la traccia è davvero difficile da trovare, e bisogna avere molta calma. Il percorso comunque scende la pietraia in direzione Sud / Sud-Ovest in modo obliquo, allontanandosi dallo sbarramento della diga di circa 150 metri in linea d'aria, prima di incontrare il sicuro sentiero che costeggia tutto l'invaso e che si imbocca in senso opposto, verso Nord. E' senza dubbio il punto più brutto del percorso, che pochi anni or sono era ancora molto chiaro ma che quest'anno (9 agosto 2008) abbiamo trovato con molta fatica, ma solo perché già lo conoscevamo.
La discesa da Montirolo in una fotografia scattata da posizione frontale, sulle pendici del Campaggio.
Raggiunto il comodo sentiero che porta allo sbarramento della diga, si continua agevolmente e lo si segue sino ad Ambria senza pericolo di sbagliare. |