Percorso dei 4 rifugi


         

         

         

        

        

        

        

        

Periodo consigliato:  metà giugno fino ad innevamento.  Se l'innevamento è scarso, le bocchette e i passi alpini nominati, sono da affrontare con la massima prudenza. In ogni caso, se c'è neve non sono visibili i segnali e pertanto se non si conosce bene il percorso, si raccomanda di desistere.

Dislivello: oltre 2500 m. dal rifugio ANA

Difficoltà: escursionista esperto.

Tempo di percorrenza: consigliabili tre tappe, con quattro pernottamenti, al Rifugio ANA, al Rifugio Mambretti, alle Baite della Cigola, al Rifugio Caprari.

Attrezzatura: scarponi da montagna, equipaggiamento standard da alta montagna, ghette e ramponi in condizioni di innevamento.  Lenzuolo-sacco per il pernottamento nei rifugi.  Assicurarsi la possibilità di pernottare (vedi)

        

Itinerario

Prima tappa. Per intraprendere questo importante itinerario in tranquillità, occorre disporre di almeno una settimana di tempo libero e preferibilmente non andare da soli.  Il primo giorno sarà dedicato al raggiungimento della "base", il Rifugio Alpini ANA, dove è possibile pernottare , non dopo aver prima parcheggiato un'auto all'arrivo, ossia in località S. Salvatore, nel comune di Albosaggia.  Con una seconda auto si ridiscende fino a Sondrio, quindi per Piateda, Piateda Alta e Gaggio (m. 1000), come altrove spiegato.

Da Gaggio, si prosegue lungo la strada (in auto se muniti di permesso comunale), per poco asfaltata e poi sterrata, fino a oltrepassare il Dosso del Sole (m. 1200) e giungere al Rifugio ANA (si ricorda che non è gestito).

Seconda tappa. Dal Rifugio ANA, si segue il percorso che porta al P.zo del Rodes, altrove descritto, sino alla Bocchetta di Reguzzo.

        

        

Di lì, per una ripida discesa, si giunge al Laghetto del Reguzzo e al Rifugio Donati.  Se si parte al mattino, si potrà comodamente fare al colazione al sacco e prendersela abbastanza comoda, prima di salire il Passo del Biorco o il Falso passo del Biorco, collocati rispettivamente a destra e a sinistra del P.zo del Biorco, proprio al di là del laghetto situato davanti al rifugio Donati. 

        

Festa improvvisata al Rifugio Donati - Foto Amonini

        

 Dopo il P.so del Biorco o il Falso Passo, si giunge a un laghetto sottostante, che è costeggiato dal dall'Alta Via.  Si prosegue poi sino al Rifugio Mambretti che si può comodamente raggiungere in un'ora.

        

Questa prima tappa, non molto impegnativa, può essere variata con l'ascensione al P.zo del Rodes (2830 m.), dal quale si gode una vista spettacolare sulle cime retiche sino all'Adamello, invece di scendere la bocchetta del Reguzzo, e dal P.zo del Rodes raggiungere il Rifugio Mambretti, per l'itinerario che passa dal Laghetto del Rodes, altrove illustrato.

         

Scenario dell'alta Val Caronno - Foto Lucini

                  

Terza Tappa. Si può scendere, percorrendo il Sentiero Credaro (Grav Via delle Orobie), passando l'alpeggio di Caronno, sino alle Case di Scais e, appena superate le case, svoltare subito a sinistra lungo un comodo sentiero che attraversa un ponticello sul torrente Caronno e termina all'imbocco della Val Vedello, sul lato Sud-Ovest della Diga di Scais.  Sullo sfondo si leva la piramide del P.zo del Salto.  

                

Vista sulla Val Caronno dalla sponda destra del Lago di Scais.  Da sinistra: il P.zo del Biorco, Il P.zo degli Uomini, la piramide dello Scotes e a destra le C.me di Caronno - Foto Lucini

               

Il tragitto dal Rifugio Mambretti all'Alpe di Cigola, impegna per 5 ore circa.  Per intraprendere qualcosa di più impegnativo, ma anche di più suggestivo dal punto di vista paesaggistico, si può risalire da Cornascio al Grasso, salire al laghetto di Zoc, prima di raggiungere il P.so del Forcellino e quindi, la Baita della Cigola, in Val D'Ambria.  

        

Una possibile "variante" al percorso.  Dall'alpeggio di Zoc (nel rettangolo), salire al laghetto e ricongiungersi di nuovo alla Via Alta.  - Foto Lucini

        

L'ascesa al laghetto permette di allungare i tempi di percorrenza, in modo da arrivare alle B.te di Cigola a pomeriggio inoltrato.  Nello stesso tempo si godrà di belle vedute sulla C.ma Soliva e sulle montagne circostanti.

        

Quarta tappa. Anche il tragitto dalle Baite della Cigola (1874), attraverso il P.so del Brandà (2442), le antiche miniere del ferro (2050 c.a.) e il P.so dello Scoltador (2450), sino al Rifugio Caprari, è percorribile in circa 5 /6 ore, lungo il ben segnato Sentiero Credaro o Gran Vias delle Orobie.  Se non ci si sente troppo affaticati, si potrà tentare la Cima del Brandà (2500) o la cima del P.zo Cigola (2632).

        

        

Il rifugio Caprari - Foto Amonini

        

Quinta tappa. Dal Rifugio Caprari (2130) si scende, lungo un sentiero ben segnato e comodo fino a S. Salvatore (1311), recuperando l'auto.  Anche qui, i meno stanchi potranno prima affrontare l'ascesa al suggestivo Corno Stella, che dà un'ampia visuale sulla Pianura Padana.