Il Pizzo del Salto (2665)

  

  

  

  

  

   

   

   

Dislivello: 1150 mt. da Scais

Difficoltà: per alpinisti

Periodo più adatto: maggio/giugno fino ad innevamento

Tempo di percorrenza: circa  4 ore + ritorno

Attrezzatura: scarponi da montagna, giacca a vento, ramponi e piccozza ad inizio stagione (maggio)

Acqua: c'è un ruscello che scende dal ghiacciaio del Salto

Ripari: Baita di Zoc

 

 

La bellissima e selvaggia Val Vedello inizia dalla diga di Scais (1500) e si sviluppa fino al P.so del Forcellino e il suggestivo P.zo del Salto.  Negli anni '70 era percorribile anche con un fuoristrada, poiché a quota 2000 stanziavano gli operai dell'ENI che stavano effettuando trivellazioni sulle pendici della C.ma Soliva alla ricerca di uranio.  Ora la miniera è stata chiusa e la strada, costruita in modo brutale e senza il minimo criterio di salvaguardia del territorio, non è più di un comodo sentiero, a volte ostruito da massi, piccoli smottamenti, attraversamenti di ruscelli e torrentelli che la rendono impraticabile ai mezzi motorizzati (una fortuna, crediamo noi).  Resta una ferita al paesaggio, che pian piano la vegetazione sta cercando di rimarginare, in qualche modo.

La Val Vedello si raggiunge da Agneda, salendo per l'itinerario che porta al Rifugio Mambretti, ma invece di attraversare il  Ponte della Padella, bisogna proseguire a destra, salire sino alla diga, proseguire lungo la riva destra (sinistra orografica).  In fondo alla diga di Scais, dove il torrente Vedello si immette nell'invaso, si noteranno i segnali della Via Alta delle Orobie (o Sentiero Credaro), che prosegue verso il P.so del Forcellino.

Lasciata la diga e proseguendo a destra sulla "Gran Via delle Orobie" (GVO), dopo 15 minuti si giunge a Cornascio, uno dei tre alpeggi della Val Vedello, tutti situati nel primo tratto della valle.

Da Cornascio si può proseguire sino a circa quota 1800, lungo il sentiero, fin a poco prima che la via che si sta percorrendo incroci il Torrente Vedello. Al tempo della miniera, in questo tratto, vagamente pianeggiante, si trovavano i baraccamenti degli operai (ora non c'è più nulla).  

 

Il P.zo del Salto, da quota 1800 circa salendo il sentiero della Val Vedello, nel luogo in cui erano collocate le baracche degli operai negli anni '70 .  Al centro dell'avvallamento, si trovano dei segnali rossi abbastanza regolari, che conducono al nevaio. La possibilità sono comunque due, come spiegato sotto.  Foto Lucini.

   

In quel punto,  è possibile seguire la Via Alta sino al P.so del Forcellino, girando a destra, oppure proseguire per qualche decina di metri  diritto, fino ad individuare un sentiero non segnato, che alla propria destra sale inizialmente con una forte pendenza, e poi più lievemente, piegando verso il fondo della valle, dove si potrà notare un nevaio a circa 2100 / 2200 m. di quota, proprio sotto allo strapiombo del P.zo del Salto.  Questo sentiero, peraltro ben marcato, non è segnato.

Esiste invece un sentiero segnato, che nei pressi del ponticello di cemento armato viene ben indicato con una scritta rossa ("P.so del Salto") su un masso, che più avanti si ricongiunge al precedente; dopo aver individuato la scritta nei pressi di quella specie di ponte bisogna cercare dei bollini rossi, ossia l'inizio del sentiero per il P.so del Salto.  I bollini sono molto discreti, poco visibili e perciò bisogna tenerli d'occhio.

   

Il breve pianoro, in prossimità dell'attraversamento del torrente Vedello, dove inizia il sentiero segnato per il P.zo del Salto.  Più sopra viene indicata l'altra  possibilità: un sentiero molto evidente, che poi si ricongiunge al primo, che sale subito in quota. - Foto Lucini

       

  

    

L'ascesa non è molto comoda perché il sentiero non è largo, ma sale con gradualità, puntando alla base della piramide del Salto.  Dopo aver raggiunto il nevaio, lo si costeggia sul bordo, piegando verso sinistra e puntando all'evidente intaglio fra il P.zo Gro e il P.zo del Salto, dove si noterà, sulla morena, un camminamento molto erto e poco stabile (bisogna dunque fare molta attenzione se si è in comitive numerose), che rapidamente  porta al P.so del Salto (2.410).

      

Percorso di salita ripreso nell'ultimo tratto dell'avvicinamento

La freccia indica l'ubicazione del P.so del Salto- Foto Lucini

 

Si può da lì raggiungere la vetta del Salto, salendo a destra, seguendo il crinale caratterizzato da roccette affilatissime che si levano verticalmente con effetto di paesaggio lunare (non difficile - l'ultimo strappo è un po' erto ma con molti appigli che facilitano l'ascesa).  La vista dal Salto è molto suggestiva, specie per il notevole strapiombo di oltre 500 metri che, ai piedi dell'osservatore, dà direttamente sul nevaio della Val Vedello (che in questi anni si è, purtroppo, di molto ridimensionato).  Si faccia comunque attenzione alle esposizioni: nulla di pericoloso, ma se ci si distrae e si inciampa, si rischiano voli poco... leggeri.  Ottima vista anche sulla Valle Seriana, il P.zo del Diavolo (un po' nascosto dal P.zo dell'Ómm) e il resto della catena orobica verso ovest.

 

Il percorso dell'ascesa visto dall'alto