Ascesa alla Cima Soliva (2710)

  

  

  

  

  

  

  

Periodo consigliato:  da metà giugno, fino ad innevamento.

Dislivello: circa 1.500 m. da Agneda, 1200 m. dalla diga di Scais

Difficoltà: alpinistica.

Tempo di percorrenza, con ritorno: circa 6 ore da Scais, 8 ore da Agneda.

Attrezzatura: scarponi da montagna, attrezzatura standard per l'alta montagna, piccozza e ramponi in caso di neve.

Acqua: meglio rifornirsi a Cornascio

Ripari: Zocco

 

 

Se muniti del permesso comunale, si può lasciare l’auto a Scais, anziché ad Agneda, e quindi proseguire lungo la strada sulla destra del lago (sinistra idrografica), che in fondo all’invaso si congiunge col Sentiero Credaro o Gran Via delle Orobie.  Si imbocca la Val Vedello in corrispondenza di una grande tettoia costruita negli anni ’70 dall’ENI.

Si supera l’alpeggio di Cornascio e in una mezz’oretta si arriva, circa a quota 1700, nel punto in cui il sentiero svolta improvvisamente a destra, e porta all’alpeggio di Zoc.  Il punto è ben segnalato e non ci si può sbagliare.

         

        

Invece di proseguire verso Zoc e seguire i segnali, si piega a sinistra, attraversando il torrente Vedello, proprio in prossimità di un guado in cemento (anch’esso regalo dell’ENI).  

Si continua insomma a seguire la strada aperta dall’ENI nel 1976 (se la memoria non ci difetta), e che sale le pendici della Cima Soliva, fino a che si giunge a un grande piazzale, dove la strada termina e dove è ancora visibile l’imbocco della miniera,  da un paio d’anni ostruito con un mucchio di inerti.  Non bisogna peraltro imboccare, circa a quota 1900, una deviazione verso destra, che passa sotto le pendici del P.zo Gro e va ad un'altra miniera ENI a quota più bassa.

Dal piazzale della miniera alta inizia un sentiero che sale abbastanza ripido sulle pendici della Cima Soliva.  Lo si risale tenendosi più o meno al centro del cengione che guarda proprio su un torrentello, che in agosto è ormai in secca, che scende al centro dell’avvallamento, da un piccolo nevaio soprastante. 

In alternativa, si può guadagnare, proprio all’inizio della salita (circa 20 / 30 metri di dislivello sopra il piazzale), il letto stesso del torrente, e risalirlo sulla sinistra (vi sono ottimi appoggi e gradini e si sale facilmente).

Dopo circa mezz’ora di salita, si faccia attenzione sulla destra dell’avvallamento che si sta risalendo, e si noterà un grande ometto posto su un masso, ben visibile a 50 – 100 metri di distanza.  Si raggiunga l’ometto e si risalga da lì l’avvallamento, inizialmente stando sul fondo della morena, che è molto fine ma anche molto solida e non ripida.  

 

  

L'ometto a metà percorso A sinistra il P.zo del Salto e a destra il Ceric - Foto Lucini

 

Dopo circa 50 metri di salita, bisogna spostarsi sulla sinistra e salire diagonalmente la morena.  Se la si osserva attentamente, si noteranno le tracce di un sentiero o almeno dei sassi smossi che di volta in volta diventa sempre più marcato.  In ogni caso, non si risalga dalla parte destra dell’avvallamento, perché si troverebbe difficoltà (la morena lì è formata da grosse pietre e non offre una salita regolare, anche se non vi è nessun pericolo neppure salendo da destra.

Si continua a salire sopra a spuntoni di roccia coperti dalla morena, sin quando non si raggiunge una Bocchetta (chiamata dagli abitanti di Agneda Bocchetta della Foppa) dove corre il confine con la Provincia di Bergamo.

Si sale poi l’ultimo tratto di circa 150 metri per raggiungere la C.ma Soliva, alla sinistra della bocchetta, lungo una cresta larga e irregolare, composta di tratti erbosi e di sfasciumi instabili, e sulla quale si noteranno diversi tratti di camminamenti creati dal transito di animali (caprioli, stambecchi, capre). 

   Si risale agevolmente il crestone, sempre tenendosi idealmente al suo centro, e si noterà alla destra della cima una specie di intaglio che bisogna raggiungere.  Lì si trovano alcuni ometti che indicano la direzione est, verso la Val Caronno, da dove si salgono gli ultimi metri per raggiungere la cima (si sale, in pratica, aggirando la cima sulla destra).

Dalla cima si vede ai propri piedi il lago di Scais e più oltre il piano di Agneda, e lo sguardo si spinge sino alle Retiche.  Avremmo potuto vedere molto di più e mettere qualche foto decente, specie sul gruppo Bernina-Distrazia e verso il Pizzo Badile in Val Masino, ma purtroppo il tempo non ci è stato favorevole. 

    Anche a Sud, verso le Prealpi bergamasche, il panorama si aprirebbe verso interessanti scenari.  Infine, verso Ovest potremmo ammirare la sagoma del P.zo del Diavolo di Tenda e le altre montagne delle Orobie verso Colico.  Se però non ci fosse quel nero di temporale che abbiamo invece incontrato in questa escursione.

L’ascesa alla Cima Soliva non necessita di particolare esperienza alpinistica.  Vi sono alcuni tratti un po’ esposti dalla Bocchetta della Foppa alla Cima, ma nulla che possa impensierire.  La salita non è faticosa, anche perché fino a quota 2100 circa, si segue la strada segnata dall’ENI, che sale con una pendenza molto dolce.  E’ però la gita ideale non soltanto per ammirare i bei panorami che si vedono dalla cima, ma anche per meditare su come uno “sviluppo” che non tiene conto del territorio possa compromettere il bene ambientale in maniera irreparabile - come appunto ha fatto l’ENI negli anni ’70 - senza peraltro che il territorio ne riceva una qualsiasi contropartita.

E, nonostante questo, il territorio si rigenera e pian piano rimargina le sue ferite e, tutto sommato, la Val Vedello in questi ultimi 25 anni si è da sola, in qualche moda, curata...