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L'incredibile Rodes
Gita al crinale del Rodes - 29 maggio 2004
Eccezionale per la neve, quest'anno, soprattutto in raffronto allo scorso 2003. Lo scorso anno infatti, al 4 maggio (e dunque quasi un mese in anticipo rispetto a quest'anno), risalivo tranquillamente il sentiero 252 che dal Rifugio Alpini in località "Le Piane", a 1500 metri s.m, porta al rifugio Mambretti, senza incontrare che qualche residuo di neve, soltanto prima della panchina collocata sul punto panoramico, sulle pendici del Dosso Giumella, a quota 2.130 metri. Quest'anno, partendo da Scais, già all'alpeggio di Caronno, a quota 1600, si è dovuto cambiare itinerario, per non pestare neve: abbiamo perciò lasciato il sentiero normale (la "Gran Via delle Orobie", che lì passa) che porta al Mambretti, e risalire il vecchio "sentér del butér", letteralmente "sentiero del burro", che collega gli alpeggi di Caronno e Rodes passando più verso Est, risalendo le pendici del Rodes. In ogni caso, all'alpeggio di Rodes (1950 m.) abbiamo iniziato a pestar neve fino al Mambretti, dove abbiamo riposato. Nelle valli orobiche infatti la situazione di innevamento cambia rapidamente a seconda dell'esposizione al sole, tanto che, all'indomani, cercando una via che evitasse le numerose chiazze di neve (che in ogni caso abbiamo dovuto calpestare in molti punti, anche in salita ripida, con grande fatica poiché si sprofondava alla grande), siamo arrivati a quota 2650 circa, poco distanti dalla cima, che però non era consigliabile salire, a causa della precarietà della tenuta del manto nevoso in salita ripida (pericolo di scivolare anche perché la neve è in pieno disgelo e instabile, perché il terreno è coperto di fieno selvatico). Con i dovuti accorgimenti, non è impossibile arrivare alla cima del Rodes anche in questo periodo (se avessimo avuto le racchette da neve o i ramponi, forse avremmo tentato) ed effettuare una prima escursione "importante" della stagione (dal rifugio Mambretti si risale per soli 800 metri, ma tuttavia i passaggi obbligati sulle chiazze nevose rendono alquanto faticosa la risalita), meglio ancora se il clima è freddo, perché in quel caso la neve, che in aprile-maggio è già molto compatta, salvo intemperie dell'ultima ora, invece che ritardare e stancare, sostiene il passo e velocizza l'ascesa. Lo spettacolo che si vede dalla cresta del Rodes in questo periodo è di grande suggestione: sembra di essere dentro un film (attenzione a non avvicinarsi troppo al bordo della cresta nevosa, perché il vento che perennemente soffia da ovest la sposta neve di qualche metro verso il precipizio che la cresta forma sul versante Est, verso la Valle dell'Armisola; c'è pericolo dunque, se ci si espone troppo, di far cedere le terrazze di neve e precipitare - episodi abbastanza frequenti nella storia dell'alpinismo). Per l'itinerario, si faccia riferimento alla gita (estiva) già illustrata per il medesimo percorso.
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