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Il taglio del bosco
Tagliare il bosco è un'operazione che richiede una grande esperienza, un occhio vigile e attento, una capacità di prevedere eventi e pericoli. E' infatti un lavoro molto pericoloso, non soltanto perché si maneggiano attrezzi da taglio in luoghi spesso impervi, ma perché se non si lavora con coordinamento e non si valuta bene dove una pianta può andare a cadere, ci si può infortunare seriamente oppure si può danneggiare e compromettere la crescita delle pianticelle più piccole. Con le moderne motoseghe è un gioco da ragazzi: in un giorno una piccola squadra di tre o quattro boscaioli può abbattere anche una trentina di piante e sezionarle e ripulirle dai rami, pronte per essere trascinate a valle, ma un tempo si doveva far tutto a forza di braccia, con la sega per tagliare i tronchi (segù) e con le scuri. Inoltre, oggi si taglia con un obiettivo preciso, che può essere quello di procurarsi del legname o della legna da ardere. Un tempo invece, ogni pianta veniva valutata per quello che se ne poteva ricavare: legname certo, ma anche pali per le vigne, attrezzi necessari per le più svariate incombenze, anche occasionali. Il boscaiolo, che era anche contadino e allevatore, "vedeva" già nella pianta il suo utilizzo finale, immaginando già un manufatto dentro il tronco o i rami, così come Michelangelo vedeva le sue statue dentro il marmo e si limitava a togliere il superfluo. E allora, se un ramo si spezzava o un tronco veniva perso, il boscaiolo sapeva di aver perduto non soltanto un semplice ramo o un tronco, ma un oggetto che da quel ramo o quel tronco si poteva ottenere. Dopo aver sbarazzato il terreno dai tronchi e dai rami più grossi, trascinandoli lungo speciali sentieri direttissimi riservati soltanto per la legna, si provvedeva a ripulire i rami più piccoli, legandoli in grosse fascine da portare sul sentiero normale o trascinare per la medesima via. Infine, se il bosco non era troppo lontano passavano poi le donne e i ragazzini, a raccogliere la legna fine in fascine e portarla pian piano a casa. Oppure la legna fine veniva accatastata con molta diligenza il un unico luogo, periferico alla selva e poco importante, perché il tempo pian piano la dissolvesse. In questo modo il bosco, sia di bassa che di alta quota, rimaneva sempre pulito, con piante forti e rigogliose. Il taglio del bosco non si poteva fare sempre: bisognava aspettare che cadesse la foglia, che cioè la pianta avesse terminato il suo ciclo estivo. Poi si poteva tagliare sino a marzo, prima del risveglio primaverile. Si tagliava con la luna calante, all'ultimo quarto di luna fino a luna nera compresa. Questa storia, della luna, non è una leggenda o una credenza superstiziosa: ho io stesso sperimentato che la legna tagliata in luna sbagliata non arde o arde male e fa fumo e, se si usa il tronco per ricavarne manufatti, si può star certi che questi verranno attaccati dal tarlo. D'altra parte, se la luna ha influsso sulle maree (in qualche caso anche sui cervelli), non è poi così inverosimile che produca effetti particolari sulle piante e non solo.
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