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Il casotto del latte (il bàit)
Il latte veniva conservato in una costruzione nella quale passava l'acqua fredda, preferibilmente di sorgente (che è appunto più fresca), in dialetto chiamata bàit. Si trattava di quattro mura di perimetro modesto (intorno ai 3 x 4 metri), alte poco più della statura di un uomo, spesso costruiti a secco e sormontati da una copertura di spesse tegole ricavate da massi scheggiati (piöda), che solitamente ricoprivano anche le stalle, i fienili e le costruzioni più antiche. L'entrata era sormontata da un architrave in legno di castagno e un piccolo pertugio presso la colma del tetto assicurava la necessaria ventilazione.
Casotto per il latte a Bassega - Foto Lucini
L'interno del casotto era costituita da una parte centrale rialzata, per potervi camminare dentro senza bagnarsi, e due vasche laterali all'entrata, nelle quali scorreva l'acqua. Lì venivano collocate le caldere con il latte da conservare per la lavorazione successiva, appena si poteva togliere la panna e lavorare il formaggio magro.
L'interessante architettura del bait di Bolveggio, ora in rovina
In questo modo anche nella stagione calda si riusciva a conservare non solo il latte, ma anche le vivande facilmente deperibili, come gli ortaggi e la frutta di stagione.
Casotto per la conservazione del latte a Cornascio. L'acqua di questo bait, è freddissima e potabile, perché nasce proprio lì. - Foto Lucini
A Piateda ne rimangono parecchi, un po' in tutte le frazioni, ma sono quasi tutti in disuso, a parte quelli degli alpeggi e dei maggenghi ancora caricati di bestiame. Sono comunque un bell'esempio di ingegnosità contadina.
Casotto con muri a secco all'alpeggio di Pessa - Foto Lucini
Vecchio casotto a Barrozzera. I muri sono a secco e la copertura in cemento (fatta negli anni '70) - Foto Micheletti |