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Le falci
Vi sono diversi tipi di falce. La falce per antonomasia (rànz) è quella per falciare l'erba. E' un attrezzo all'apparenza semplice, ma in realtà molto evoluto. Una falce fatta male, quando si tratta di tagliare erba da mane a sera durante la fienagione, fa la differenza fra avere il mal d'ossa e non averlo. Prima di tutto il legno di cui è composta l'impugnatura: deve essere un legno abbastanza robusto ma non pesante: il movimento della falciata viene ripetuta migliaia di volte in una giornata: qualche grammo in più o in meno fanno una importante differenza nella fatica. Poi il metallo della lama: sempre il ferro dolce, ma molto sottile; la lama infatti è la parte estrema dell'attrezzo e per la legge della leva, qui davvero i grammi contano. La lama deve essere leggermente ricurva, in modo da prendere bene l'erba, assecondando l'ergonomia del gesto. Viene assicurata all'impugnatura da un anello in ferro (scimù) e fissata a pressione con un piccolo cuneo in legno.
Sopra: la falce, a sinistra, particolare; a destra, la pietra per affilare, e la sua custodia ricavata da un corno di mucca. - Foto Lucini
Ovviamente la lama deve essere molto affilata. Pertanto il falciatore, ogni quarto d'ora circa, la passa con un pezzo di pietra tenera e levigatissima (préda) in modo da raddrizzare il filo del taglio, che essendo talmente sottile a volte si piega forzato dall'attrito dell'erba. La préda viene poi riposta in un corno di mucca (cudèer), dentro il quale vi è un poco d'acqua, e assicurato con un gancio alla cintura dei pantaloni nella zona lombare, in modo che non intralci il movimento. Per affilare la lama (martelà 'l ranz) si usa un particolare martello leggermente bombato, che viene inumidito di tanto in tanto. L'affilatura per martellamento era usata molto spesso, anche per altri attrezzi con lama a ferro dolce. Il filo della lama viene fatta scorrere pian piano su un attrezzo in ferro piantato nel terreno e martellato pazientemente, in modo che diventi sottilissimo e diritto. Per questa operazione il contadino si siede su un pezzo di legno in terra, a gambe larghe, in una posizione molto scomoda. La stessa operazione viene effettuata per affilare la mezzaluna (scighèzz), che a differenza della precedente viene usata su terreni particolarmente accidentati, ad esempio nei campi per falciare le erbacce. Con l'aggiunta di un lungo bastone, poteva servire a tagliare rametti alti o l'erba dei fossi.
Falci a mezzaluna - Foto Lucini
E' composto di una lama molto più ricurva (è quella falce rappresentata, ancor oggi, sullo stemma dei movimenti politici di ispirazione comunista). La struttura di questo attrezzo è peraltro molto più semplice del precedente. La lama non è così sottile e non necessita di particolari cure perché l'erba da tagliare viene impugnata con la mano sinistra, offrendo resistenza alla lama, mentre invece l'erba del prato, essendo leggera e sottile, non offre molta resistenza e si piega sotto la falce se la lama non è ben affilata.
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