Il rastrello


 

 

 

 

 

Il rastrello, (rastèl) attrezzo oggi comunemente usato per il giardinaggio e solitamente in metallo, è tutt'oggi, in Valtellina, usato anche nei piccoli appezzamenti di terreno, ed è in materiale ligneo.  E' composto da un manico lungo, non molto grosso e maneggevole, che all'estremità inferiore è diviso in tre parti che si diramano allineate, a palma, e vengono infisse in un parallelepipedo di legno, la rastrelliera, della lunghezza di circa 50 / 60 cm, sul quale vengono infissi anche i denti  in legno.  Il legno del manico e dei denti è di qualità robusta, solitamente castagno, mentre la rastrelliera, che deve essere trapanata per consentire di fissare i denti del rastrello, e inoltre non deve pesare molto per non affaticare il lavoro della raccolta del fieno, è in legno di betulla.  Sulla rastrelliera (così come in molti altri attrezzi in legno) ogni famiglia soleva incidere il suo simbolo, che negli ultimi decenni si sostituì con le iniziali del proprietario.  Il simbolo (detto anche sègn dal lač - simbolo del latte) contraddistingueva il patrimonio degli attrezzi di ogni famiglia, in modo che si poteva agevolmente sapere a chi appartenevano gli svariati attrezzi usati, se capitava di svolgere lavori collettivi  in alpeggio, al maggengo o in altre occasioni.

  

Rastrello di legno 

  

L'inclinazione della rastrelliera, rispetto all'impugnatura, è ad angolo acuto, in modo da facilitare l'appoggio quasi orizzontale dei denti di legno sul terreno ed evitare così che, nel movimento usuale di raccolta, i denti stessi non si impiglino nelle maglie del terreno quando l'erba è tagliata.  Il rastrello doveva pertanto essere appoggiato e tenuto quasi sollevato dalla base del prato, e attirato verso il proprio corpo, con un movimento che ricorda quello del gondoliere quando voga.