La sega


 

 

 

 

 

 

Oggi, con le motoseghe, se uno appena ci sa fare, butta giù una pianta di notevoli dimensioni in cinque minuti e in poco più di mezz'ora eccola lì, sezionata alla misura giusta per il carico e il trasporto, già sfrondata dai rami, già scuoiata dalla scorza: sembra quasi un gioco da ragazzi, se non fosse per i pericolo che sempre sta in agguato in questi generi di lavori.

Prima delle motoseghe però, l'affare non era poi così sbarazzino: si doveva prima di tutto trovare una posizione comoda, perché far andare avanti e indietro il segù, ossia la sega a due manici che due uomini usavano per tagliare il tronco, non era mestiere che si potesse fare in equilibrio precario.  La pianta veniva "accompagnata" con una tacca fatta con la scure, sulla direzione da prendere cadendo, e se la sua posizione era sbilanciata rispetto alla linea immaginata per la caduta, bisognava assicurare delle corde a dei rami abbastanza alti in modo da "tirarla" a destinazione nel momento in cui stava cadendo.

Poi bisognava sezionarla, sempre con questa grande sega, lunga circa 1 metro e mezzo, di ferro grosso e denti molto pronunciati, che quando non serviva più veniva piegata a formare una specie di cerchio ed appesa nel locale per gli attrezzi o in soffitta.

 

La sega a due manici - Foto Lucini

 

Per segare piccoli rami o pezzi di legno da opera (sui cantieri edili), si usava la sega che conosciamo ancora oggi, quella specie di archetto di metallo che tiene in tensione una lama adatta.  Solo che una volta questo archetto era fatto in modo diverso: si trattava di due bastoni, ad angolo retto rispetto alla lama e distanziati da un terzo bastone che correva perpendicolarmente alla lama , al quale i primi due venivano assicurati.  

 

La sega tradizionale - Foto Lucini

 

Si formava così un gioco di leve che diveniva operativo se all'estremità opposta della lama, fra i due bastoni perpendicolari, veniva messa una corda doppia, che entrava in trazione per torcimento (torcendola continuamente a metà con uno stecco, che veniva poi legato al bastone perpendicolare alla lama).  Un attrezzo abbastanza pesante da maneggiare, ed ingombrante, ma fino all'invenzione delle seghe di metallo non c'era di meglio.

 

   

 

Un attrezzo però indispensabile al contadino, e usato anche per tagliare piccoli tronchi (in questo caso anche in due persone, ognuna delle quali impugna un lato della sega).

Vi sono poi le seghe a lama larga, con una robusta impugnatura, che servono soprattutto per segare le assi di legno (la larghezza della lama infatti "guida" in  qualche modo il taglio), e usate soprattutto dal falegname.  Ne compaiono due seminascoste nella seconda fotografia.