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La stalla
Le stalle, a sera, erano un vero e proprio luogo fiabesco, come altrove abbiamo già scritto. Il rito del governare le bestie, si svolgeva a una fioca luce di lampadina da 10 watt. Potevi sentire le incitazioni del contadino alla bestia per farla spostare e poter pulire la lettiera, il frinire della "triènza" sull'acciottolato del pavimento, gli sbuffi delle mucche che, chissà perché, ogni tanto sbuffano forte e profondo, e tutto un sottofondo di paglia spostata, di fieno smosso, di bocconi triturati dalle potenti mandibole dei bovini, di campanelli o campanoni che tinnavano debolmente. Poteva passare qualcuno, affacciarsi, scambiare due chiacchiere con il contadino, senza che il lavoro si interrompesse e quella pacifica colonna sonora si spezzasse. E tutto questo, a volte d'inverno, esaltato dal silenzio della neve. La stalla era una semplice struttura quadrata, composta da una mangiatoia (presé) ricavata da un tronco sopraelevato messo su una mensola di pietra che correva a una certa distanza dal muro, in modo da formare una specie di vasca per contenere il fieno. A questo tronco erano legate le bestie, con chiodi a cuneo (ficiòr). nel centro della stalla una depressione (zòca) raccoglieva lo sterco e l'orina degli animali (la gràsa), che venivano assorbiti e impastati con il fogliame e portati con la carriola nel letamaio ('l cantùn da la gràsa oppure la zòca da la gràsa ).
Letamaio nei pressi di Vermaglio - Foto Micheletti
Ora tutto ciò farebbe rabbrividire i veterinari dell'ASL e molto di più i burocrati della CEE, che vorrebbero metterci magari la moquette, nella stalla... Ma allora tutto ciò era atmosfera che compenetrava l'ambiente e lo caratterizzava con un tono certo non neutro, come quello delle luci asettiche e dei cementi armati delle moderne stalle. |