Un po' di alpinismo nella storia


 

 

 

 

 

Piateda non ha certo le tradizioni alpinistiche paragonabili ad altre località della Valtellina, come la Valfurva o la Valmalenco o la Val Masino.  Tuttavia, già dalla metà dell'800 le Orobie di Piateda divennero mete di alpinisti che poi lasciarono il loro nome fra queste montagne, come il Baroni e il Prof. Corti, ad esempio (la Cresta Corti alla cima di Scais e il Bivacco Corti nella porzione orobica del Comune di Ponte).

Non lo lasciò invece, se non per una "via" che porta alla cima del P.zo Scais, la guida Bonomi, che fra un assillo e l'altro della vita di tutti i giorni (vita dura di allevatore e contadino), tanti clienti portò sulle cime della Val Caronno, aprendo vie e conquistando vette che, a quei tempi e con le attrezzature di cui si disponeva, non erano percorsi facili.

Su Giovanni Bonomi, Marino Amonini ha scritto un bel memoriale, edito dalla Biblioteca Civica di Piateda, che raccoglie documentazioni d'epoca, fotografie, testimonianze dei clienti sull'indubbia abilità di questo personaggio.

 

 

Il Bonomi conseguì l'attestato di guida alpina nel 1899, in occasione del primo corso di formazione tenuto dal CAI di Sondrio, e da allora in poi, fra un impegno e l'altro della sua vita di agricoltore e allevatore, esercitò la sua professione, specialmente sulle montagne della zona.

 

 

 

 

 

Marino Amonini  ha recuperato, fra i documenti personali conservati dagli eredi Bonomi, anche la documentazione degli attestati di guida alpina, che di per sé sono un certo pregio archivistico (si tratta infatti dei primi attestati di guida alpina rilasciati dal CAI di Sondrio).

 

 

 

 

Insieme a Bruno Galli Valerio, scienziato di fama europea e insegnante all'Università di Losanna, formò una celebre coppia di aplinisti.  Galli Valerio pubblicò, in francese, un libro intitolato Cols et sommets, narrando delle sue imprese e dell'amico.  Per questo si è riusciti a ricostruire la vicenda Bonomi, che nell'indifferenza delle cronache locali rischiava di essere inghiottita nel dimenticatoio della storia.

 

 

 

 

Giovanni Bonomi (l'ultimo a destra), nella foto di gruppo delle guide del corso CAI 1899.

 

 

 

 

Non si vuole qui riprendere la vicenda e narrarla un'altra volta, visto che lo fa molto bene il libro dell'Amonini, ma solo rendere un omaggio a questo singolare personaggio, allevatore-alpinista, capace di imprese leggendarie, come l'apertura della cosiddetta "Via Bonomi" alla punta dello Scais e nello stesso tempo umile e silenzioso, come nel silenzio sono da sempre state lasciate le vicende dei montanari di questi luoghi (di quelle vicende di rischi e fatiche parlano poche croci ancora, che qua e là si trovano sui sentieri, con inciso un cognome noto e ormai illeggibile).

 

La "Via Bonomi" alla vetta dello Scais.