|
I sentieri
Il sentiero è il miglior esempio e la sintesi dell'adattamento dell'uomo al territorio. L'adattamento di cui parliamo, è cosa molto diversa dalla signoria sull'ambiente, e piuttosto quello dell'intelligente sintesi fra le esigenze umane della sopravvivenza e l'integrazione dell'uomo nell'ambiente naturale, col ruolo tipico della cura e della responsabilità che gli viene dalla sua caratteristica di essere intelligente e razionale.
Sentiero presso Vedello - Foto Lucini
Un sentiero di montagna deve tener conto di parecchi fattori. Prima di tutto la sicurezza del passo: è fondamentale non farsi male. Perciò il sentiero (intendiamo, quello principale, destinato a sostenere un discreto traffico non solo di uomini e bestiame, ma anche di slitte e di carri, di legname trascinato ecc.) deve essere allo stesso tempo molto solido e non viscido, non troppo in pendenza, ben segnato sul terreno in modo da non essere causa di smottamenti, ben disegnato in modo che l'acqua non vi si trattenga e formi delle pozze che in inverno ghiacciano e sono pericolose e in caso di forti temporali erodono il terreno provocando danni. Accorgimenti che, a volte, poco vediamo applicati nelle "moderne" strade, e ancor meno nelle piste di alta montagna tracciate dalle ruspe di recente (un esempio per tutti, lo scempio degli anni '70 in Val Vedello, che faticosamente si sta rimarginando). Il contadino, senza essere geometra o architetto, tutte queste cose le conosce da sempre, e lo dimostra la maestria con la quale costruiva i sentieri. Se il terreno era in leggera salita, come da Ambria a Zappello, il sentiero veniva costruito piantando dei sassi nella terra, seguendo l'estro degli avvallamenti e dei dosselli, in modo da formare all'apparenza una specie di lastricato (che però non era formato da sassi piatti, ma da pietre discretamente grosse, ben interrate), dove il piede trova appoggio su piccoli gradini asimmetrici che agevolano la camminata.
Sentiero da Ambria al P.so Zappello - Foto Lucini
Se poi la pendenza della salita si accentuava, come nella fotografia seguente, venivano usati dei sassi piatti, infissi nel terreno per il lato più sottile, in modo da formare una superficie ruvida, dove il piede trova facilmente appiglio. Ogni tanto veniva poi inframmezzato qualche masso più grosso, per il verso più largo, per sostenere il tutto, in modo che la pressione verso il basso non provocasse il disfacimento del selciato: ed ha funzionato, perché dopo secoli sono ancora lì...
Ancora il sentiero per Zappello. Qui i sassi sono posti a taglio - Foto Lucini
Infine, nei punti più esposti in alta montagna, specie se dovevano transitare gli animali o le slitte, si costruivano dei solidi muri di sostegno a secco, badando che l'acqua trovasse un suo sfogo, come si può vedere dalla fotografia che segue.
Via Alta, appena prima di Zocco - Foto Lucini
Alcuni dei vecchi sentieri non esistono più: o sono stati distrutti con la costruzione di strade più recenti, oppure sono stati invasi dalla vegetazione perché non più usati (appunto perché si usano le strade carrozzabili). Ma molti e pregevoli esempi di costruzione di sentieri sono ancora visibili. Ad esempio, a bassa quota si può ammirare la maestria con la quale sono stati costruiti sentieri che da Valbona portano a S. Vittore e quindi a Bettoli, oppure quello da Valbona per Castellaccio. |